L’avvelenamento del pozzo: arte della retorica vs evidenza scientifica nella Benevento di Mastella

L’argumentum ad hominem (l’argomento contro l’uomo) – in merito al quale, senza andare troppo lontano, si può leggere su wikipedia – «è una strategia della retorica con la quale ci si allontana dall’argomento della polemica contestando non l’affermazione dell’interlocutore, ma l’interlocutore stesso».
Ancora più specifico, nell’ambito di questo tipo di argomentazioni sostanzialmente volte a distogliere «l’attenzione dall’argomentazione centrale per puntarla su temi collaterali o estranei alla discussione» è il cosiddetto argumentum ad personam con il quale si attacca l’interlocutore screditandolo, minacciandolo o deridendolo.
Un caso, poi, ancora più specifico dell’argumentum ad personam è quello che prevede di contrastare una tesi non ancora espressa creando un pregiudizio verso il proprio avversario.
Tale argumentum è detto avvelenamento del pozzo.
Per Leonardo Sciascia «la sola cosa sicura in questo mondo sono le coincidenze». 
Per chi, come il sottoscritto, paga il pegno dell’arguzia nei confronti del grande scrittore, non è così semplice rilevare una mera coincidenza nell’utilizzo dell’argomento dell’avvelenamento del pozzo da parte di Antonio Orafo – membro in quota politica del CdA di Gesesa recentemente riconfermato – per difendere l’azienda e l’amministrazione comunale dall’accusa di distribuire acqua proveniente da pozzi avvelenati.
Quanto piuttosto un paradosso.
Coincidenza o paradosso, è un dato di fatto che muoversi nel campo della scienza lasci minor spazio di manovra rispetto all’esercizio dell’arte della retorica.
Ed è forse questo il motivo per il quale nella suddetta nota inviata alla stampa, di cifre non ce n’è nemmeno l’ombra.
Di argomentazioni sofistiche, invece, a iosa.
A cominciare, appunto, dall’avvelenamento del pozzo.
«Sbagliava, ha sbagliato, sbaglia spesso, per la verità quasi sempre, ma stavolta ha esagerato». 
Il pregiudizio che Corona sia «spesso, per la verità quasi sempre» in errore è perno e succo del pamphlet. 
Pregiudizio che però, da solo, sarebbe comunque poco solido – soprattutto presso coloro che, per la questione mensa scolastica o per quella Zamparini, sono piuttosto dell’avviso che il dipendente comunale presidente dell’associazione Altrabenevento abbia fatto un buon lavoro.
Meglio, allora, approfittare dell’occasione per rafforzarlo con quello relativo alla carriera accademica – «sarebbe invece interessante conoscere l’Ateneo presso il quale si è formato Corona, che dall’acqua all’urbanistica passando per il commercio e fino alla materia sindacale, si ammanta di competenze che, questa volta sì, non sono mai state certificate».
Per concludere con l’accusa di populismo – «nel tempo in cui domina il populismo […] Corona non si ferma nemmeno davanti agli interessi della collettività»; «nell’epoca del populismo, continui pure Corona come fatto in questi anni l’azione di discredito personale».
In attesa che il sodalizio per la città sostenibile e contro il malaffare rinfreschi, come promesso, dati alla mano, la memoria ad Orafo e ai vertici Gesesa – e al resto della cittadinanza del capoluogo – in merito alla pretesa presenza di tetracloroetileme, triclorometano, bromodiclorometano e alle alte concentrazioni di nitrati nell’acqua distribuita ai rioni Ferrovia, Libertá e Centro storico, vale la pena, senza sortire dal campo della retorica, fare il punto sulla “caratura” dei contendenti.
E ricordare che se un corso in risanamento e gestione dei bacini idrici è quanto basta ad un giornalista laureato in scienze politiche per allontanare dalla sua nomina il sospetto della semplice ricompensa politica, che se l’esperienza di assessore all’Ambiente è la skill più adatta ad un medico per reclamare la poltrona di presidente di un’azienda che gestisce il servizio idrico integrato di un capoluogo di provincia come Benevento e se una laurea in giurisprudenza rappresenta di per sé stessa il valore aggiunto di un talentuoso dirigente a prescindere dal settore dell’azienda diretta, un diploma si direbbe essere largamente sufficiente all’esercizio della cittadinanza attiva – e alla insistente richiesta di trasparenza all’indirizzo di amministratori di ogni grado e colore politico.
L’impressone, ad assistere al susseguirsi di note, repliche e controrepliche – quasi si trattasse di un lungo scambio tra provetti tennisti – è che già a monte della questione dei pozzi, sia rimasto ancora sostanzialmente indigesto ai vertici dell’azienda l’interesse del sodalizio per le misteriose assunzioni in Gesesa.
Così come l’accusa di mastellismo che Orafo lamenta essere cavallo di battaglia di Corona.
Accusa che, in verità, poco ha a che fare con il pregiudizio, e gli artifizi dell’arte della retorica.
Su Mastella e il mastellismo la storia aveva già espresso il suo giudizio  prima che il mutuo vantaggio di una poltrona spingesse il primo ad aspirare alla carica di primo cittadino e i suoi antichi adepti prestati al PD a sostenerlo attendendo ricompensa.
Massimo Iazzetti

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