Omaggio a Giorgio Gaber, un artista impegnato che non amò il denaro

La rubrica Aperiteatro, che si sviluppa volta per volta davanti ai bar, rappresenta quest’anno un’importante novità per la rassegna a cui stiamo assistendo e vuole offrire al pubblico la possibilità di vivere il salotto della città, cioè il Corso Garibaldi.
Gli spettatori, sedendosi davanti ai bar della centrale arteria cittadina, hanno la possibilità di ascoltare i lavori teatrali, curati dalla Compagnia Red Roger.
Questa volta, per l’omaggio a Giorgio Gaber, si è cimentato il bravissimo Eugenio Delli Veneri, che ci ha ricordato questo grande personaggio, suonando prima la chitarra con la sua canzone: ”La libertà”, scritta nel 1973 e poi interpretando il pezzo forte di Gaber, :”La storia del Signor G”:
Ho avuto la possibilità di vedere, in televisione, la performance di Giorgio Gaber, e devo dire, almeno per i ricordi che ho, che davvero Delli Veneri ha interpretato bene il personaggio, sicché, a quelli della mia età, è sembrato di rivivere gli anni passati.
Infatti ricordiamo che la produzione di Gaber è stata vastissima, quale cantautore, chitarrista, attore e regista teatrale, sempre immerso nel momento storico, nel sociale, vicino e partecipe alla realtà del suo tempo, mai dimentico della necessità di partecipare, per migliorare il mondo circostante. La sua carriera iniziò nel 1953 e finì con la sua morte, a soli 64 anni, avvenuta nel 2003, a seguito di un cancro ai polmoni, dopo che il suo fisico era stato, da piccolo, aggredito due volte dalla poliomelite.
Gaber, nato come chitarrista, imparò a suonare da  bambino, inizialmente ascoltando il fratello e poi continuando come cantante.
Una svolta significativa , verso il teatro, avviene nel 1970, anno in cui matura la sua decisione di abbandonare il grandissimo successo televisivo, che gli andava stretto, per via delle limitazioni della censura, nell’espressività e nel linguaggio. ”Mi sembrò che l’attività teatrale riacquistasse un senso  alla luce del mio rifiuto di un certo narcisismo. E poi mi sono chiesto se il successo, la popolarità ed il denaro, che ne derivavano, dovessero condizionare la mia vita, le mie scelte. La risposta mi sembra risulti chiara: ho scoperto che il  teatro mi era più congeniale, mi divertiva di più, mi permetteva un’espressione diretta, senza la mediazione del disco o di una telecamera, frapposta tra l’artista ed il pubblico. Le entrate erano sicuramente minori, rispetto ai proventi derivanti dalla vendita dei dischi, ma guadagnavo abbastanza da non dover soffrire la scelta di campo. Rispetto al denaro, io penso che , se si riesca a guadagnare una lira in più di quello che è necessario per vivere discretamente, si è ricchi”.
Questo è in realtà il testamento spirituale che ci ha lasciato Giorgio Gaber, sui cui principi dobbiamo tutti riflettere. 
Maria Varricchio

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