San Marco dei Cavoti: lettera aperta del prof. Fuschetto ai Sammarchesi

Il prof. Angelo Fuschetto, noto esperto delle tradizioni culturali di San Marco dei Cavoti, ci ha chiesto di pubblicare una lettera aperta ai suoi concittadini nella quale denuncia tutta una serie di strafalcioni ed errori contenuti in un volume dedicato alle tradizioni sammarchesi. Pubblichiamo volentieri la lettera del prof. Fuschetto e il certosino elenco degli errori evidenziati, restando ovviamente a disposizione di chiunque intenda replicare.

“Il volume di AA. VV. con il titolo “La Festa dei Carri a San Marco dei Cavoti. Viaggio nel sentimento di una tradizione” (San Marco dei Cavoti, 2019, Euro 40,00), edito con il Patrocinio della Confraternita Maria SS. del Carmine e Monte dei Morti con la collaborazione della Parrocchia di San Marco Evangelista, dedicato «a tutti coloro che negli anni hanno tenuto in vita le Tradizioni del paese per consegnarle alle generazioni successive e a coloro che vivono lontano da San Marco», è costellato di errori e strafalcioni di carattere storico, nonché di manchevolezze e sviste editoriali.
Io sottoscritto Angelo Fuschetto, a ragione del fatto che nel Volume sono stato tirato in ballo con citazioni (errate) da miei saggi e scritti, ho, dunque, deciso di rendere pubblica denuncia di tanto a tutela del mio buon nome di storico dei fatti di San Marco dei Cavoti e del Fortore tutto. 
D’altra parte, mi è sembrato doveroso evidenziare agli occhi della pubblica opinione che il Volume non reca quasi mai le referenze di numerose fotografie riprodotte nelle pagine e che, per di più, la resa tipografica del materiale fotografico è assai scarsa e, comunque, deludente. 
Ecco, comunque, i seguenti rilievi a sostegno delle mie affermazioni.

RILIEVI E CONTESTAZIONI
pag. 7
La foto panoramica a tutta pagina priva di didascalia, che dovrebbe illustrare al Lettore la lirica dedicata da Mino De Blasio a San Marco dei Cavoti, non reca la citazione dell’Autore.    
pag. 8
La Foto panoramica a tutta pagina di San Marco dei Cavoti è corredata dalla didascalia: “Centro storico”, sebbene si tratti della visione dell’intero centro urbano, dunque anche di costruzioni di tempi recenti. Per quanto riguarda l’Autore della foto, in basso a destra, si intravede una piccola parte della originale referenza fotografica: dunque, essendo stata  ritagliata in sede editoriale per oltre i suoi due terzi di altezza e per tutta la lunghezza, la stessa referenza è illeggibile.    
pag. 11
Si legge al 3° Capoverso: «Il feudo di San Marco dapprima appartenne alla Famiglia degli Shabran Marchesi di Ariano». Ebbene, occorre dire che Ariano sotto i Sabran è stata sempre Contea, e pertanto i Signori di Ariano furono tutti Conti dal primo, Ermengao I, all’ultimo, Ermengao II, che fu appunto l’ultimo conte de Sabran, privato della Contea nel 1413 per essersi ribellato al re Ladislao. 
Si legge ancora 3° Capoverso: «(…)L’imperatore Carlo V d’Aragona, con diploma del 12 novembre 1528, lo cedette ai Marchesi Cavaniglia». Ebbene, occorre affermare che i Cavaniglia ebbero l’investitura del Regno nel 1458 dal Re Ferdinando d’Aragona quali Conti di Troia, di Montella. Uno dei figli di Troiano (erano nove), Cesare, fu investito dei feudi Sanctus Marcus de Cavotis e San Giorgio della Molinara. Dunque, i Cavaniglia erano Conti. Fu Filippo II ad investire del titolo di Marchese il figlio di Cesare, Marcello, nel 1560, quindi alcuni decenni rispetto a quanto asserito dai Curatori de “La Festa dei Carri a San Marco dei Cavoti”. 
pag. 13
La foto in alto a sinistra, ritraente la “Facciata della Chiesa di San Rocco”, è priva di referenza: l’Autore, però, è il cav. Angelo Piteo, cinefoto-operatore di San Marco dei Cavoti, famoso nel mondo, scomparso il 20 giugno 2003. La foto è tratta da un mio volume. 
La foto in alto a destra, che ritrae la “Fontana Fontanella”, è egualmente priva di referenze. Trattasi invece di una cartolina realizzata negli anni Trenta dall’avv. Michele Zurlo, allora in giovane età, successivamente Podestà e Sindaco di San Marco dei Cavoti. La foto è tratta da un mio volume.
pag. 15
La foto a tutta pagina dedicata alla “Cascata Ripa” non reca il nome dell’Autore, né l’anno dello scatto.
pag. 16
All’ultimo capoverso si legge: «La Festa dei Carri si tramanda di generazione in generazione da almeno tre secoli (…)». Errore: i secoli sono almeno quattro in quanto le prime fonti sulla Festa risalgono al 1600. Del resto nello stesso Volume, a pag. 20, al penultimo capoverso si legge testualmente che «(…) il culto giunse intorno al 1500», dunque con ciò entrando in contraddizione con quanto affermato in precedenza.
pag. 21
Al terzo capoverso si legge «Il Marchese Vincenzo Maria Orsini d’Aragona (…)»: ebbene il futuro Papa Benedetto XIII, già Arcivescovo Metropolita di Benevento, era un frate domenicano, proveniente da una Famiglia che annovera Duchi e Principi, non certo Marchesi. E’ poi pacifico che Vincenzo Maria Orsini non ebbe mai l’attributo cognominale “D’Aragona”, che invece era appartenuto ad un altro frate domenicano, non però di Casa Orsini, che divenne Arcivescovo di Cosenza e rispondente al nome di Vincenzo Maria D’Aragona (15.1.1684 – 18.4.1743). 
pag. 25
La foto in basso a destra ritraente la Chiesa Arcipretale è priva della citazione dell’Autore della foto: la stessa, però, è sicuramente da attribuire al cav. Angelo Piteo, cinefoto-operatore di San Marco dei Cavoti ed è tratta da un mio volume. 
Al 4° Capoverso si legge: «(…) nella Relazione di Antonio Lanzetta del 1798, commissionata dal Sovrintendente della Camera Marchesale di San Marco (…)». Ebbene, si precisa quanto segue: Il Tavolario Antonio Lanzetta nell’Inventario dei Beni marchesali fu nominato dal Sacro Regio Consigliorelativamente allo stato di conservazione del patrimonio dell’intero feudo su richiesta del Sovrintendente all’eredità del marchesato. In sostanza, viene capovolta la reale sequenza degli eventi dai Curatori de “La Festa dei Carri a San Marco dei Cavoti”.
pag. 28
Al 1° Capoverso si legge: «(…) l’attuale Chiesa fu consacrata il 19 settembre 1713 dal Cardinale Orsini come si può leggere dalla iscrizione in latino sulla lapide marmorea posta a sinistra dell’ingresso». Ebbene, la iscrizione in latino cui si riferiscono i Curatori indica esattamente che in quella occasione il Cardinale Orsini consacrò l’Altare: «Ecclesiam hanc Altare (…)». 
pag. 29
Nel primo capoverso si legge che il Cardinale Orsini nel 1707 aveva già benedetta l’Altare Maggiore della Chiesa del Carmine; ma, in realtà, nell’Archivio Parrocchiale, Vol. XL, ff. 116 e 117 si legge che il cardinale Orsini il 19 settembre 1707 procedeva alla Consacrazione di un «nuovo Altare», dunque non l’Altare Maggiore, nell’Oratorio del Carmine, ponendo in esso Altare le Reliquie dei Santi Martiri Urbano e Vittore. Era il 660° Altare da lui consacrato.  
pag. 75
Le tre foto che ritraggono asinelli con canestri laterali, dette “vaschere”, partecipanti alla Festa dei Carri non recano didascalie dalle quali si possa evincere l’anno dello scatto, il proprietario dei quadrupedi e così via. 
pag. 77
La foto a destra che ritrae dei buoi non indica la fonte, ma è già presente in un mio volume ed è stata scattata nell’agosto 1938 dal cav. Angelo Piteo.
pagg. 86, 88, 89, 90, 91, 93, 94, 97, 98, 101, 102, 103, 104, 105, 106, 110, 112
Tutte le foto presenti in queste pagine non recano alcuna didascalia da cui si possa comprenderne ed apprezzarne il significato storico e generale, né viene citata la fonte. Insomma: cosa vogliono indicare queste foto?  
pag. 114
Si legge nel testo che alcune Contrade si rivolsero a non meglio precisati «Artisti locali», i quali, evidentemente non meritevoli di una citazione e nemmeno di parole di scuse per il loro forzato anonimato, restano per il Lettore in un Limbo che ricomprende anche la loro eventuale specializzazione di ispirazione artistica. 
pag. 125
Nel Volume si parla del Palio che veniva consegnato al vincitore della Festa, ma non viene trascritto l’Albo d’Oro dei Vincitori. Per esempio, si sarebbe potuto dire che nel 1994 ad aggiudicarsi l’ambito Paliofu la contrada Fontecanale, che riuscì finalmente a strappare il vessillo alla Contrada Zenna, che aveva dominato le precedenti Edizioni. 
pag. 135
Ampio spazio (due pagine) vengono dedicate al Quartiere Crocella: benissimo; ma perché tutte le altre contrade, come Fonte ZuppinoSanta Maria La Macchia, Franzese, Sole Bianco, Coperchiata e le altre, non sono nemmeno citate?
pagg. 142/148
Tutte le foto di queste pagine sono prive di didascalie.
pag. 161
In prima di pagina la foto del 15 agosto 1950, senza didascalia e ripresa da un mio volume, è dedicata alla Contrada Sole Bianco che conseguì il 1° e 2° Premio per “Quantità e bellezza”. Il carro fu allestito dai Fratelli Soriano, circostanza ben evidente nei miei lavori.

Dalla mia dimora di Via Mazzini, n. 22, in San Marco dei Cavoti (BN), Agosto 2019
Angelo Fuschetto

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