Quella volta che aiutammo Quinto Fabio Massimo…

Cari amici, molte volte leggendo i diari della mia famiglia mi sono imbattuto in famosissimi personaggi, la cui storia si è intersecata, sia pur brevemente, con quella della nostra città.
Vi ho già narrato di come alcuni miei antenati abbiano conosciuto uomini come Diomede, Ponzio Telesino, San Barbato, Manfredi. Questa volta, in un polverosissimo papiro del III secolo a.C., ho addirittura scoperto l’esistenza di un saldo legame d’amicizia tra un mio avo e un grande condottiero romano: Quinto Fabio Massimo.
A quel tempo l’esercito di Annibale avanzava vittorioso nell’Italia meridionale e raccoglieva il consenso e l’alleanza di moltissime città avverse a Roma.
Anche Benevento era caduta nelle mani degli invasori africani e tutto faceva presagire che molto presto anche Roma sarebbe capitolata.
Il mio antenato, capo di una florida colonia di cinghiali, volle portare il suo contributo alla guerra contro i Cartaginesi. Col favore delle tenebre passò le linee nemiche e, giunto al cospetto del generale romano, gli consigliò di stringere da presso Annibale senza mai ingaggiare battaglia: una tattica che alla fine si dimostrò vincente.
Quinto Fabio Massimo, che da quel giorno venne soprannominato il “temporeggiatore”, volle esprimere la propria riconoscenza al mio avo e, ornatolo del sacro alloro, lo fece cuocere a fuoco lentissimo mentre tutto l’esercito romano schierato gli tributava gli onori militari. Insomma, una bella soddisfazione per la mia famiglia!

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