La demagogia della senatrice forzista Alessandrina Lonardo Mastella

Certamente avrebbe avuto un beneficio, in un certo modo,  Benevento ed il Sannio, se la signora Lonardo Mastella avesse prodotto l’attuale attivismo, a suon di interrogazioni e di denunce nella veste di senatrice di opposizione, anche quando era consigliere regionale della Campania. Non si ricordano, infatti sue iniziative, sia quando, “eletta” nel 2005 nel listino del candidato presidente, Antonio Bassolino, divenne presidente del Consiglio regionale, sia quando, passata nel fronte opposto, guidato da Stefano Caldoro, venne eletta, nel 2010, l’unica volta con le preferenze, nell’Udeur, il partito interscambiabile di suo marito, che allora risultò essere il più votato in quel di Casal di Principe.
Ne diciamo una per tutte: se la signora Lonardo Mastella avesse soltanto premuto verso Caldoro perché venisse evasa la richiesta, avanzata dal Comune di Benevento nel 2013, relativa al restauro del Teatro Comunale, un bene di livello regionale, avremmo avuto già da qualche anno la disponibilità di quello spazio culturale. Invece, è stato necessario il finanziamento, in favore del Mibact, di un milione di euro, stanziato in più scaglioni, dal Mit, su interessamento del rispettivo sottosegretario Umberto Del Basso De Caro, nel precedente governo Gentiloni. Ma i lavori, programmati per il 2019, non sono stati ancora cantierizzati.  
L’ultima sortita della signora Lonardo Mastella, diffusa il 17 luglio, attiene ad una interrogazione rivolta al ministro Di Maio, per sapere quali iniziative intende assumere in merito alla individuazione “di 4 professionisti, accademici e non, ai fini di costituire un comitato scientifico”, da tenere in vita fino a novembre 2020 in seno all’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, per valutare, in ordine agli effetti prodotti, l’impatto del Rei (reddito di inclusione), la misura di contrasto alla povertà varata dal governo Gentiloni, della quale hanno beneficiato, a mezzo di assegno mensile, 462.000 famiglie, un numero inferiore soltanto di 25.000 unità, sottolinea la senatrice forzista, rispetto ai fruitori del reddito di cittadinanza, che hanno avuto invece la card.
Dal momento che l’Inapp dispone “di un presidente, di un consiglio di amministrazione, di sindaci revisori, di alti dirigenti a capo dei diversi settori di competenza e addirittura di 44 consulenti”, per un costo complessivo a carico dell’erario, “pari a una cinquantina di milioni”, perché mai bisogna chiamare dei consulenti esterni? 
Molto pertinente sarebbe la domanda che si pone la senatrice forzista, se soltanto lei non sapesse che nomine di questo tipo rientrano in quella costituzione di clientele di cui ogni partito di governo, a tutti i livelli, povero della forza delle idee e di impostazioni programmatiche, vuole valersi, per consolidare e costruire consenso. Non è un mistero affermare che l’Udeur ha costruito consenso proprio seguendo questa pratica, cui anche Berlusconi ha fatto ampiamente ricorso.
Sembra strano, però, che vi facciano ricorso quelli che hanno sempre gridato “onestà, onestà”. In questo modo, si irrobustiscono enti che invece vanno soppressi, unitamente alle 6.000 agenzie, su 7.000, individuate da Cottarelli, in applicazione della spending review. I 5 Stelle hanno pensato invece di tagliare il numero di parlamentari e senatori, realizzando, dice Di Maio, una riduzione di spesa pari a 500 milioni a legislatura. Ammesso che con il recupero di questa somma si risolvano i problemi del Paese, rimanendo inalterato il numero dei parlamentari, si sarebbero potuti tagliare, in alternativa,  indennità e gettoni vari, si sarebbe potuto ridurre il rimborso spese alla esibizione di fatture, ricevute e pezze d’appoggio, come avveniva una volta, e sarebbe potuto non garantire, cosa non irrilevante considerati i pasti che vengono proposti, una mensa al costo del ticket restaurant, che, con la riduzione di importo effettuata da Mario Monti, viene corrisposto al lavoratore della pubblica amministrazione. 
Ma i predicatori dell’”onestà” vogliono ridurre gli spazi di democrazia, evitare cioè che i cittadini abbiano il proprio rappresentante nel territorio, sostenendo che altri paesi europei non hanno un numero di parlamentari alto come quello che abbiamo noi. Ma nessun altro paese europeo si è trovato nella condizione di dover varare una modifica del proprio ordinamento costituzionale per ridurre il numero dei loro parlamenti. Sempre i predicatori dell’”onestà”, violando un principio basilare del loro codice etico, hanno sottratto Salvini al giudizio della magistratura, cosa di cui, considerato lo sviluppo non idilliaco dei loro rapporti con il partner di governo, si saranno pentiti amaramente.
Però, si sono castrati, a meno che non abbiano pensato di ridurre deliberatamente la loro rappresentanza parlamentare.  Infatti, se dalla consultazione politica dovessero essere confermati i sondaggi che, nei loro confronti,  si sono consolidati al 17,5%, il numero dei loro deputati calerebbe dagli attuali 227 a 70, mentre quello dei  senatori si ridurrebbe dagli attuali 112 a 35. Ci domandiamo che ne sarà del poker pentastellato di Benevento.
Ma l’art. 138 della Costituzione prevede il referendum, richiesto da almeno 500.000 cittadini o da un quinto dei membri di una Camera, o da cinque consigli regionali, se la revisione costituzionale non è stata approvata, nella seconda votazione di ciascuna delle Camere, a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.
Quando la legge avrà superato, alla Camera, l’ultimo passaggio parlamentare, se il governo sarà ancora in piedi, il referendum, che sicuramente sarà proposto, potrebbe non essere bene accolto dai cittadini, abituati a vedere tutto il male possibile i quei 915  legislatori, salvo  però quello dal quale ognuno di loro si ritiene rappresentato. Si pensi che in una consultazione referendaria, sono stati aboliti il Ministero dell’Agricoltura, il Ministero del Turismo e il Ministero, divenuto inutile, delle Partecipazioni Statali, per cui il Parlamento ha dovuto poi correre ai ripari, istituendo, con diversa denominazione, i primi due Ministeri. Tuttavia, se le forze politiche contrarie alla riduzione dei parlamentari riusciranno a far vedere, nel provvedimento voluto dai 5 Stelle, il pericolo di una deriva autoritaria per il nostro Paese, considerato anche che Salvini si è rifiutato di riferire in Parlamento sul Russiagate, e il restringimento degli spazi di democrazia, quello che i pentastellati imputavano a Renzi con la soppressione,  non approvata dai cittadini il 4 dicembre 2016, del Senato elettivo,  probabilmente la proposta referendaria potrebbe essere bene accolta.
Due giorni prima, il 15 giugno,  gridando allo scandalo, la senatrice Lonardo Mastella aveva denunciato inoltre il caso di una donna che, rivoltasi telefonicamente al Cup dell’Azienda Ospedaliera “S.Pio” per prenotare una mammografia di ultima generazione, era rimasta senza parole in seguito a questa risposta: “disponibilità a partire da novembre 2020”. Ovviamente, la senatrice, rimasta anche lei senza parole nel sapere la notizia, ha aggiunto, nel comunicato, la solita tiritera, secondo cui “l’ospedale  Rummo sta sprofondando sempre di più”, nell’”indifferenza del Governatore De Luca e soprattutto del Ministro Grillo, alla quale ho rivolto ben sette, dico sette, interrogazioni e mai ho ottenuto benché minima risposta”.
Se pensiamo al modo demagogico con cui la signora Lonardo imposta le sue iniziative, arrivando a chiedere, in un intervento, il 15 aprile 2019, in Senato, risarcimenti in tempo reale, cioè il giorno dopo il verificarsi di una calamità atmosferica, per gli agricoltori (viene da domandarsi quanti risarcimenti in tempo reale il marito ha fatto disporre, dal governo De Mita, negli anni 80, in favore di agricoltori del Sannio), la ministra pentastellata, in qualche caso, potrebbe avere avuto dei buoni motivi per non risponderle.
Non altrettanto ha potuto fare Renato Pizzuti, il direttore della Azienda Ospedaliera “S.Pio”, di cui Mastella e fantomatiche associazioni a lui asservite chiedono la cacciata dalla guida di tale azienda. Pizzuti, nel respingere la chiamata in causa della sanità sannita, precisa, in tempo reale, lo stesso 15 luglio, che “il nosocomio sannita ha sempre posto particolare attenzione alle attività di prevenzione clinica in campo oncologico, e quindi anche nella diagnosi tempestiva e nel trattamento della neoplasia mammaria”.
Capita a tutti, in occasione di prenotazione di accertamenti diagnostici, sentirsi offrire, dall’altra parte  dello sportello, sia dell’azienda ospedaliera che dell’ASL, le opzioni di minore attesa (chi scrive, una volta, per una visita ortopedica, venne indirizzato al Distretto sanitario di Cautano). Pertanto, Pizzuti ricorda che “dal trascorso mese di giugno si effettuano, anche presso il P.O. di Sant’Agata de’ Goti, sedute di diagnostica senologica ambulatoriale e chirurgica”, precisando che “tale attività integra fortemente, fino a divenire spesso vicariante, quella istituzionale dei programmi di prevenzione primaria di screening mammografico di stretta competenza della ASL territoriale”. 
A tale proposito, “la Direzione strategica si è spesso chiesta i motivi per i quali vengano esternate critiche nei confronti della “S.Pio” per una offerta assistenziale che genera liste di attesa riferibili ad attività di primo livello che esulano dalle competenze istituzionali di qualunque ospedale”. Peraltro, “sono in essere percorsi integrati interaziendali attraverso la costituzione dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari per garantire al paziente-utente un completo percorso clinico-assistenziale della patologia oncologica”.
Non a caso, il Dott. Alfonso Bencivenga, direttore della UOC – scrive sempre Pizzuti -, “sottolinea che  la diagnostica senologica per la prevenzione del Ca della mammella prevede uno screening di primo livello, di competenza dell’Asl, e uno di secondo livello di competenza dell’A.O., riguardante i casi dubbi inviati dal primo livello (ASL)”. 
Tuttavia, precisa il comunicato di Pizzuti, la Radiologia dell’A.O. “oltre ad effettuare il secondo livello con un percorso concordato con l’ASL, attua anche attività ambulatoriale di primo livello con specifica prenotazione”. Per quanto risulti a chi scrive, la prevenzione del cancro della mammella funziona bene. Ma, nell’ambito di questa attività, vi sono donne che, chiamate dall’ASL per uno screening di primo livello, spesso eludono l’invito, per poi affrettarsi, se vi è qualche segnale di allarme, ancorché dubbio.
Ad allungare la lista di attesa, vi sono, però,  circa 4.000 prenotazioni all’anno, presso l’A.O., che “nel settore cerca di offrire il massimo alla popolazione beneventana, oltre anche il proprio ruolo istituzionale”. Dal 2016, ha istituito la Breast Unit, la cui attività “prevede un iter di secondo e terzo livello, come da linee guida delle società scientifiche, e garantisce la presa in carico e la completezza diagnostico-terapeutica ai pazienti che routinariamente si rivolgono all’A.O.”. Nel solo 2018, “sono state effettuate oltre 8.700 prestazioni ambulatoriali (mammografia, visite, ago aspirati/micro biopsia, interventi chirurgici”, attività, queste, che “rientrano nella rete oncologica secondo quanto previsto dalla legge regionale”.
Però, rispetto alle osservazioni, puntualizzate dal direttore della “S.Pio”, la senatrice Lonardo Mastella, invece di rispondere a Renato Pizzuti, ha indirizzato una nota al direttore dell’ASL di Benevento, a meno che questi non le abbia fornito qualche informazione non diffusa alla stampa: “Gentile dott. Picker, mi pregio fare una precisazione alla sua risposta in merito ai tempi di attesa dell’ospedale per le mammografie: secondo lei, se già esistesse un monitoraggio di primo livello, come nel caso presentato, sarebbe normale approfondire e usufruire dopo un anno della diagnostica avanzata di secondo livello?”. Il seguito della nota, inutile da riportare, rientra nella solita tiritera. E’ importante invece ricordare alla nostra…demagoga, la precisazione fornita da Pizzuti, secondo cui i casi dubbi rilevati dal primo livello vengono inviati al secondo livello, e non certo dopo un anno. Chi scrive conosce donne che, avendo qualche innocuo nodulo ad una della due mammelle, vengono controllate periodicamente, previo mammografia e visita.
Ma, dal momento che la sanità in Campania,  come nel resto del Meridione,  non è paragonabile a quella dell’Emilia Romagna e anche della Lombardia, soprattutto in considerazione del forte debito accumulato da precedenti governi regionali, dei quali l’Udeur, dopo il ribaltone del 1998, ha fatto sempre parte, una domanda sorge spontanee: la signora Lonardo Mastella, durante i dieci anni in cui è  stata consigliera regionale, ha mai incalzato la sanità campana e i governi regionali, soprattutto quello guidato da Caldoro, come sta facendo ora? Ci risulta di no, soprattutto quando non si è messa di traverso, come invece hanno fatto Cimitile e la sua maggioranza alla Rocca dei Rettori, per impedire, senza riuscirvi, che Caldoro trasformasse il Sannio in una discarica regionale. Ma di quest’altro aspetto parleremo in una prossima nota, per mettere a nudo la demagogia del marito della senatrice, il sindaco di Benevento. 
Giuseppe Di Gioia

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