La rivoluzione copernicana, sui principi e sui valori, di Ornella Mariani Forni

Le strade per fare carriera in politica sono infinite. Basta trovare il modo, magari avendo qualche potentato alle spalle, per far parlare di sé. A tutti, non solo a chi scrive, è capitato, da qualche anno a questa parte, di vedere una tale Francesca Donato, laureata in Giurisprudenza,imperversare su tutti i talk show, con una frequenza pari, se non superiore, a quella dei leader delle maggiori formazioni politiche italiane, per il semplice fatto di aver fondato, nel 2013,  insieme al marito, in Palermo, Progetto Eurexit, un’associazione da lei presieduta. 
La signora Donato, che dice no all’euro ma dice sì alla poltrona di europarlamentare, si è fatta invece eleggere dalla Lega, nelle recenti elezioni europee, forte proprio della notorietà conquistata attraverso i suoi passaggi televisivi e delle conseguenti adesioni riscosse da Progetto Eurexit, una entità politica poco conosciuta in Sicilia sul piano associativo, secondo quanto mi è dato di sapere, almeno fino al periodo immediatamente precedente alla consultazione elettorale.
Secondo quanto ho potuto leggere su qualche giornale locale,  più incline a dare spazio a notizie che suscitano curiosità invece che a denunce riguardanti la difesa della salute dei cittadini, un consenso  mediatico degno di nota avrebbe riscosso pure la signora Ornella Mariani Forni, dopo che questa signora ha presentato, nei giorni scorsi, presso la Questura di Benevento, una denuncia contro la Gip di Agrigento, Alessandra Vella, che avrebbe revocato, in virtù della causa di forza maggiore richiamata dall’art. 54 del codice penale, gli arresti nei confronti della capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, e un’altra denuncia contro i parlamentari del Pd, che si sarebbero resi responsabili di “associazione a delinquere finalizzata alla tratta di immigrazione clandestina”. 
Codice alla mano, la signora Mariani Forni, che non pare abbia una laurea in Giurisprudenza, dà lezione di diritto penale al nominato Gip di Agrigento, ritenuta da lei responsabile di aver violato l’art. 241 del codice penale. Secondo la denunciante, “non può essere sfuggito al Gip l’intenzionalità della comandante tedesca nel restare quattordici giorni in mare pur nella consapevolezza, nello stesso arco temporale, di potere raggiungere porti più sicuri”. Ma, evidentemente, la Mariani non sa che negli altri porti europei, che si affacciano sul Mediterraneo, sbarcano natanti di disperati africani più che da noi, che non abbiamo più, sin dal precedente governo, una emergenza immigrati come invece vuole far credere, per seminare paura e raccogliere consenso, il ministro della propaganda, impropriamente chiamato, a dire di Carofiglio,  ministro degli Interni.  
Inoltre, la Mariani Forni attribuisce alla Rackete la stessa intenzionalità, tutta da dimostrare, nello speronare l’imbarcazione della Guardia di Finanza, una nave da guerra secondo lei e quel…signore chiamato ministro degli Interni, ma non secondo Alessandra Vella, che ha dato un’altra versione circa il ruolo delle navi da guerra. Addirittura, stante quanto scrive nella denuncia, la signora Ornella evidentemente si trovava nel Mediterraneo quando la Rackete ha “prelevato i migranti a bordo della Sea Watch 3”, piuttosto che effettuare una operazione di salvataggio nei confronti di quei 42 poveri cristi.    
Conoscendo la signora Ornella, escludo che lei sia un prodotto di chi, nella persona del ministro della propaganda, semina odio razziale, senza temere neanche la concorrenza della signora Giorgia Meloni, la cui formazione politica non va oltre la percentuale storicamente appartenuta all’ex Msi. Piuttosto, sono disposto a ritenere che ci sia stata una evoluzione, in senso negativo a mio avviso, rispetto ai suoi precedenti convincimenti politici. Anche Oriana Fallaci, innamorata del patriota greco Alexandros Panagulis, è finita poi, prima di essere divorata dal cancro, per sposare le posizioni della destra.  Non a caso la denuncia della Mariani Forni è stata pubblicata dal “Secolo d’Italia” di Francesco Storace, oltre che da giornali, come “La Sicilia”, un organo pure di destra.
Rispetto a come viene seminato odio da parte del ministro della propaganda, non ci dobbiamo meravigliare quando scoppiano casi di intolleranza anche verso cittadini italiani, solo perché zingari, come quelli verificatisi nelle due periferie romane di Casal Bruciato e di Torre Maura. Quando il nominato ministro della propaganda arriva ad usare parole sessiste all’indirizzo della “sbruffoncella” Carole Rackete, suscitando la reazione del sottosegretario pentastellato alla Presidenza del Consiglio, Vincenzo Spatafora, sui social si sente legittimato chi, rivolto a Rackete, scrive: “Dopo 14 giorni che ti prendi pisellate da 43 mao mao, decidi di sbarcare a Lampedusa per far raffreddare fregna e sfintere”.
La signora Ornella, quando ancora non aveva trent’anni , appena iscrittasi al Psi, è entrata nel Comitato centrale del partito, eletto, con liste separate, cioè espresse da correnti politiche, nel XL congresso, tenutosi nei primi di marzo del 1976, nel Palazzo dei Congresso dell’Eur.  A questo punto, proprio perché la  ex compagna Ornella Mariani Forni era solita frequentare gli ambienti di Via del Corso 486 (sede della direzione del Psi), potrebbe essere evocata la felice e non graffiante risposta data da Giancarlo Pajetta ad un giornalista, parlando di Enrico Berlinguer: “si iscrisse giovanissimo alla Direzione della Fgci (federazione giovanile comunista italiana – ndr)”.
Ma, nel 1976, la partecipazione delle donne alla vita politica attiva, molto scarsa, aveva bisogno di essere caldeggiata, sollecitata.  Oggi, diciamo, sono state invece escogitate tutte le formule per favorire l’impegno delle donne in politica, a parte il fatto che, in molti casi, la domanda di partecipazione si fa avanti spontaneamente proprio da parte del gentil sesso. Nelle liste bloccate, quelle in cui non si esprimono preferenze, le candidature avvengono con alternanza di genere, mentre, laddove bisogna scegliere il candidato, si è data la possibilità all’elettore di esprimere più preferenze, a condizione che sia rispettata l’alternanza suddetta. 
Tuttavia, si lamenta ancora una non soddisfacente presenza di donne in Parlamento e nella gestione della cosa pubblica, indipendentemente da quella che è la responsabilizzazione delle donne negli organismi delle forze politiche.  Va, però, rilevato che, in non pochi casi, dette presenze non sono del tutto qualificate rispetto alla carica  rivestita, se si prende in considerazione il modo come delle donne affrontano i problemi nel talk show, dove la presenza femminile spesso soverchia quella maschile. La mattina del 10 luglio, in Omnibus de La 7, mi è capitato sentir dire, da Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che il salario minimo, garantito dalla Costituzione, fa aumentare il costo del lavoro, quasi che, per mantenere basso tale costo, i lavoratori dovessero essere sottopagati. Sarà pure la linea di Forza Italia, questa, ma esternarla è controproducente per lo stesso partito di Berlusconi.
Sempre per parlare dell’impegno delle donne in politica, in quel congresso socialista emerse la predisposizione dello stato maggiore del partito, attraverso un allargamento del numero dei componenti il comitato centrale, ad accogliere la pressione del gentil sesso ad essere impegnato negli organismi di partito, tant’è che mi capitò tra le mani un  volantino ciclostilato sul quale era scritto: ”Sebben che siamo donne, non siamo quelle della ramazza”. Ma le donne presenti nelle platea del Palazzo dei Congressi “si contano sulle dita di due mani”, disse Giorgio Bocca al giovane Marco Sassano dell’Avanti!, e lo scrisse anche su La Repubblica.
L’impegno, nel partito e nel sociale, da parte di Ornella Mariani Forni è poi continuato. A metà anni ottanta costituisce, in Benevento, una emanazione dell’AIED (Associazione Italiana Educazione Demografica), un consultorio di consulenza psicosessuale e contraccettiva per la donna, ma anche di assistenza nel suo percorso di gravidanza. Successivamente, quando pare non era più nel Psi, il partito travolto, insieme a quelli che avevano governato i destini del Paese, dalle inchieste di “mani pulite”, la signora Mariani fonda l’osservatorio sulla camorra, un iniziativa che dura poco, anche perché non vi erano i talk show per farsi conoscere, o, almeno, non avevano la diffusione attuale.
Ora, invece, la signora Ornella, uscita dal…silenzio, durato circa trent’anni, ha compiuto una rivoluzione copernicana, abbandonando i principi e i valori della solidarietà, dell’accoglienza e della vicinanza verso i deboli e gli oppressi, anche se di razza diversa dalla nostra,  principi e valori alla cui cultura si era formata nel Partito Socialista. 
Oggi, purtroppo, l’odio razziale, trasversale a tutti i partiti di centro destra con qualche espressione anche in quelli di centro sinistra, non si rifugia tutto nella Lega di Salvini. Diciamo che chi nutriva questi sentimenti non si è astenuto dal voto, sicché non vi è nessun deluso della Lega in quel 50% di elettori che alle europee non sono andati a votare. 
Pertanto, si può tranquillamente affermare che quel 34% raccolto da Salvini tra gli elettori che si sono recati alle urne, rappresenta il 17% della totalità dei cittadini italiani, una percentuale comunque ragguardevole, a parte la trasversalità dell’odio razziale, espresso, si badi bene, anche e soprattutto dai cattolici, che non raccolgono l’invito di Papa Bergoglio, rispetto all’accoglienza, e di Padre Sorge: “I cattolici stiano con chi salva vite umane”. Questi cattolici non si sono neanche indignati quando Salvini, in piazza Duomo, a Milano, in campagna elettorale, ha baciato il crocifisso, per coglionarli.  
La solidarietà si riscontra di più da parte dei non credenti e degli agnostici, come chi scrive, nei cui  confronti Papa Bergoglio, comunista secondo il clero fondamentalista, ha avuto, qualche tempo fa, parole di compiacimento nella misura in cui il loro comportamento è migliore di quello dei cattolici ipocriti, di quelli che ne combinano di cotte e di crude in danno del prossimo, poiché Dio, affermò il Pontefice, non giudica gli uomini in base a chi crede in lui, ma in base a come si è espressa la loro vita terrena. 
Giuseppe Di Gioia

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