I pentastellati intervengono a sproposito, mentre il sindaco indossa le bisacce di Esopo

Ero in viaggio per Siracusa, il 19 di giugno, quando, in quella mezz’ora che impiega il traghetto per condurre i passeggeri da Villa S.Giovanni a Messina, ho potuto consultare lo smartphone per informarmi di ciò che accadeva a Benevento.
In vero, sono rimasto sorpreso nel leggere un comunicato del  sindaco Mastella, rispetto a rilievi mossi dalla neo senatrice pentastellata, Danila De Lucia, relativamente alla sosta in città di 120 bolidi del cavallino rosso, il 18 giugno, e al pranzo consumato, nel Chiostro di Santa Sofia, dai circa  200 partecipanti al “Ferrari Cavalcade 2019”: “La dormiente del Sannio,e cioè la senatrice Danila De Lucia, che al Senato non ha mai avvertito il dovere di rappresentare i bisogni o risolvere i problemi di Benevento, stavolta ha sciolto il suo parlare e, purtroppo, lo ha fatto a sproposito”.
Non so quante persone, nel leggere questo primo periodo della strigliata che il sindaco ha inteso fare alla senatrice, si siano domandate quale sia stato il dovere avvertito da Mastella, nei suoi 40 anni di vita parlamentare, tra Palazzo Montecitorio, Palazzo Madama e Strasburgo, ma anche di vita ministeriale,  nel rappresentare i bisogni o risolvere i problemi del Sannio. Sul piano locale, poi, la misura è colma, se si legge la nota, di cui hanno dato notizia altri organi di informazione, con la quale la consigliera Pd, Marialetizia Varricchio, denuncia il “lassismo” e “l’inerzia di chi ci governa”, nel non intervenire, sin dall’insediamento di questa amministrazione, per porre rimedio al degrado igienico in cui versa la città. Addirittura è l’amministrazione, come denuncia la consigliere dem, ma anche Altrabenevento, ad  invitare i cittadini a rimanere chiusi in casa, dalla 22 alle 6 del mattino, nei 3 giorni in cui l’Asl ha effettuato un servizio di disinfezione e disinfestazione sul territorio cittadino.
Non v’è dubbio, tuttavia, che la senatrice De Lucia, in più di un anno che siede a Palazzo Madama, abbia fatto parlare molto poco, volendo chi scrive essere benevolo, di iniziative assunte da lei. E’ il caso invece di dire che subisce la iniziativa della sua compagna di gomito e di gruppo, Sabrina Ricciardi, con interventi non sempre puntuali, ma che in effetti rivelano il fine, subdolo se non inconscio, di mettere in ombra il resto della rappresentanza parlamentare pentastellata sannita e, in particolare, la senatrice De Lucia.
Chi non ricorda quando la Ricciardi avrebbe assecondato la proposta, irrealizzabile dal momento che era stato già approvato il progetto esecutivo, di sopprimere la stazione di Hirpinia, in territorio di Grottaminarda, per ridurre i costi dell’Alta Capacità ferroviaria NA-BA. Questa opera prevedeva, anche, con un investimento di 50 milioni, la realizzazione di un progetto avveniristico, relativo alla costruzione, ex novo, della stazione ferroviaria di Benevento, costruzione ritenuta irrealizzabile dal Sovrintendente  Salvatore Buonomo, interessato a conservare il pregio storico e culturale dell’attuale immobile che, avendo più di 75 anni di vita, può subire, con una spesa di 5 milioni, solo “un restyling che contemperi la conservazione dell’attuale aspetto architettonico con il rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza antisismica”. Nell’incontro, che il sindaco ha avuto il 25 di giugno con Buonomo e con i rappresentati  di RFI, il sovrintendente è riuscito ad imporre la sua linea, sicché la battaglia che il sindaco avrebbe promesso, nel non rinunciare alla costruzione di una nuova stazione, è rimasta solo una enunciazione di volontà.
Chi non ricorda, inoltre, ritornando a parlare dell’attivismo della Ricciardi, il modo come la senatrice, impossessandosi di iniziative altrui, quelle di Umberto Del Basso De Caro, abbia avocato al merito del suo gruppo e del “suo“ governo i finanziamenti già erogati dai precedenti governi di centro sinistra, per la realizzazione di infrastrutture nel Sannio? E chi non ricorda il modo trionfalistico con cui la senatrice addebitava al Comune di Benevento l’incapacità di non essere riuscito a far rientrare la sua proposta di riqualificazione delle periferie nei primi 24 progetti finanziati con 500 milioni di euro, essendo stato tagliato il miliardo e seicento milioni, aggiunto successivamente dal precedente governo Renzi.
Di recente, poiché fa parte della Commissione Politiche  europee al Senato, la senatrice è intervenuta sul nuovo volto che si sta dando in sede comunitaria al Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), una struttura che, riformata, “darebbe la possibilità di monitorare e sondare la sostenibilità debitoria degli Stati in via preventiva”, un po’ come, dice lei, “mettere il carro davanti ai buoi”. Infatti, secondo lei, “agendo ex ante, non occorrerà più usare maniere forti dopo”. Insomma, rispetto al giro di vite dell’Eurogruppo, secondo cui l‘accesso ai finanziamenti dovrebbe essere vincolato (anche) alla riduzione del debito al di sotto del 60%, al non superamento del 3% del rapporto deficit Pil (neanche in caso di recessione), a bilanci statali immacolati, all’assenza di procedure di violazione e a un debito sostenibile”, condizioni, queste, che, se in vigore, non avrebbero consentito di finanziare, a debito, il reddito di cittadinanza, quota 100 e flat tax,  la senatrice si è appellata all’articolo 1 della Costituzione, la quale, se dice che “La sovranità appartiene al popolo”, aggiunge, dopo una virgola, “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Ma è evidente poi che questo vale nella disciplina della vita nazionale e non nei rapporti con l’Europa.
Infine, la senatrice si è resa promotrice di un convegno, il 29 di giugno, a Napoli, sulle maggiori autonomie, rivendicate da Toscana, Umbria e Marche in su, per fare in modo che i proventi delle tasse, pagate le spese per le strutture statali, non siano più spalmati sul territorio nazionale, ma restino nelle regioni di provenienza. Una misura, questa che, richiesta dalla Lega, impoverirebbe ancora di più il Sud, già carente di risorse, da dove, oltre ai 5 Stelle, prende voti anche il ministro della propaganda, come dice Carofiglio, impropriamente chiamato ministro degli Interni. Probabilmente, quando questo disegno sarà stato realizzato, si morderanno le mani quei cittadini, che, avuta la promessa di rimpatrio in una settimana degli immigrati clandestini, non ancora realizzata, di quota 100, per andare in pensione con qualche anno di anticipo, di pagare meno tasse con la flat tax, una misura che avvantaggia i redditi medio-alti, hanno votato per la Lega. Le mani, infatti, se le sono già morse molti elettori dei 5 Stelle, in occasione delle elezioni europee, dopo che il reddito di cittadinanza non è stato corrisposto così come era stato promesso nella campagna elettorale per le politiche del 4 marzo 2018. Perciò, forse, la Ricciardi corre ai ripari.
Rispetto a tutto questo attivismo della Riccardi, cerca di difendersi, pure a sproposito, Pasquale Maglione, uscito deputato per il rotto della cuffia. Egli, che è stato uno dei promotori della demagogia pentamastellata nel promettere ogni sorta di beneficio per l’ospedale di Sant’Agata de’ Goti, ha scoperto che il decreto 41 firmato il 9 maggio dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca nell’accogliere le richieste del comitato “Curiamo la vita”, si è arenato al Ministero dell’Economia e Finanze, perché vi è da superare lo scoglio dei 5 milioni di debiti che quel nosocomio accumula ogni anno, stante l’impostazione che gli aveva dato Stefano Caldoro, il precedente governatore. 
De Luca, unificandolo al “Rummo” di Benevento in un’unica azienda ospedaliera, aveva tentato di farlo rientrare nella norma sancita nel decreto 70/2015, che esclude perdite di bilancio, pena la chiusura delle strutture ospedaliere passive. De Luca aveva, infatti, previsto, con l’aumento del numero dei posti letto, l’istituzione di un polo oncologico di livello extraprovinciale ed extraregionale. Ma non sono arrivati i richiesti 25 milioni per attrezzare il reparto. Rispetto a questa situazione, non si capisce come Maglione possa dire che quella di De Luca sarebbe stata una dichiarazione improvvida nell’annunciare il debito durante la conferenza del 30 aprile al “Rummo”, prima ancora dell’approvazione del decreto 41, “poiché il governatore è pienamente consapevole”, afferma Maglione, “degli obblighi dettati dal suo ruolo, che impongono che il bilancio della intera programmazione deve chiudersi in pareggio”. Infatti, loro, i pentamastellati, hanno fatto di tutto nel fare proposte atte a contenere le perdite, durante la campagna demagogica da loro imbastita.
Letto quel comunicato del sindaco, avrei potuto subito stendere una nota, ma non conoscevo l’intervento di Danila De Lucia in difesa del patrimonio Unesco. Infatti, non facendo parte dei canali informativi della senatrice, ed impossibilitato ad accedere nelle sua pagina facebook, dopo essere stato bloccato in seguito ad una polemica insorta su di una sua denuncia ironica relativa alla mancanza di illuminazione per alcune ore nella canna ristrutturata della galleria Avellola, sono costretto a leggere qualcosa di lei su altri giornali, che essendo non pochi, quelli online, può capitare che me ne sfugga qualcuno, così come mi è capitato di non leggere il rilievo della De Lucia, che “Anteprima 24”, impegnata nella gara, con altri giornali online,  su chi dà per prima una notizia, ha pubblicato il 18 di giugno.
Io, estraneo a questa competizione, dal momento che faccio il punto, il commento sulla notizia che mi interessa, posso intervenire anche ora su quanto è accaduto. Infatti, ho potuto commentare anche le sortite della Ricciardi e di Maglione.
Dirò subito che anche secondo me la De Lucia ha mosso un rilievo non a proposito. A proposito, invece, è stata la sua replica, sempre sulla sua pagina facebook, nel dire: “A un sindaco che, in tre anni, ancora non è riuscito a tagliare un nastro di una sua opera, tanto meno a programmarla, non replico, soprattutto se il livello è così infimo e basso”.
La senatrice pentastallata aveva fatto rilevare come “siano il massimo del minimo che la nostra comunità possa sopportare”, nel vedere “tavole imbandite e buffet ricolmi di prelibatezze nel chiostro del Museo del Sannio”; ma non ricorda quante volte, in quel luogo, sono stati organizzati, anche dal Comune, incontri conviviali, soprattutto al termine di ogni manifestazione in cui sono stati presentati i 12 finalisti del Premio Strega. L’accesso al Chiostro, in tali occasioni, era aperto a tutti i cittadini, prima che l’iniziativa della “cena”, limitata alla partecipazione dei protagonisti del Premio e delle autorità, venisse organizzata dalla Strega Alberti, nella sede di produzione del famoso liquore, dei torroni e dei dolciumi.  Ovviamente, ha poco importanza che il Chiostro sia stata sede di tali incontri, prima che divenisse sito Unesco, così come ha poco importanza il fatto che le Ferrari abbiano attraversato Corso Garibaldi, senza arrecare alcun danno a persone, neanche quello di inquinamento dell’aria. Altra cosa è, invece, consentire le scorribande di ragazzi in bicicletta, durante il passaggio di cittadini e di bambini.
Non a caso il sindaco ha ricordato che incontri di questi tipo “altrove non suscitano alcuni tipo di problema o sterile polemica”. Infatti, cita il caso del Colosseo, dove, “dopo il restauro, fu realizzata una cena inaugurale, con svariati ospiti d’onore”; quello della Reggia di Caserta, “dove si tengono costantemente cerimonie e pesino matrimoni”; e infine quello dei “principali musei di Milano, che ospitano banchetti e cerimonie di sposi desiderosi di usufruire della bellezza artistica e culturale dei luoghi”. 
Ma mentre, in questo caso, le osservazioni del sindaco si sono rivelate pertinenti, del tutto fuori luogo sono poi apparse quelle espresse, in un comunicato congiunto, dai due capigruppo mastelliani: Molly Chiusolo e  Giovanni Quarantiello. Questi signori fanno rilevare un presunto “strabismo della senatrice De Lucia e degli accoliti pentastellati scesi in campo in suo soccorso”. Infatti, affermano: “Se da un lato hanno gridato allo scandalo per il pranzo consumato dagli ospiti della Ferrari Cavalcade nel chiostro di Santa Sofia, dall’altro non hanno proferito parola sulla successiva cena tenutasi nel Teatro Romano. Forse perché nel primo caso l’evento era organizzato dal Comune e dalla Provincia di Benevento, mentre nel secondo era promosso dall’Acea, ovvero la società controllata dal Comune di Roma e dalla sindaca pentastellata Virginia Raggi?”. 
Questi signori, riconducibili, secondo me, a quella categoria di cittadini che non conoscono neanche l’Abc della politica, pensano veramente che i cittadini di Benevento siano tanti stolti, da non essere a conoscenza del rapporto idilliaco instauratosi tra il sindaco di Benevento e l’Acea, al punto che il primo  cittadino di Benevento non ha autorizzato lo svolgimento del referendum, atto ad impedire che l’acqua sia fonte di profitto, per evitare la cacciata dell’Acea, che per metà è del Comune di Roma e, per l’altra metà, è di Caltagirone, della società Suez di Parigi e di altri piccoli azionisti. Chi è dunque più interessato a non porre ostacoli all’Acea? Il sindaco di Benevento o il poker di parlamentari pentastellati, che, secondo quei due consiglieri comunali, molto funzionali al sindaco, si sarebbero posto il problema, chiudendo gli occhi sull’uso del Teatro Romano da parte di Acea, di non fare una critica indiretta a Virginia Raggi? Una polemica, questa, veramente puerile.
Giuseppe Di Gioia

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