Nel suggestivo scenario dell’Hortus, l’Orchestra Filarmonica di Benevento ha rappresentato “La traviata”

Ancora ci tiene compagnia l’Orchestra Filarmonica di Benevento, con il suo ultimo lavoro, ”La traviata” di G. Verdi, libretto di F.M. Piave. Salutiamo dunque  il debutto, come regista, della M° Maya Martini, coadiuvata dal M° Elisa Vito. La giovane regista ha spiegato l’individuazione della location, l’Hortus Conclusus di Benevento, scelto “Per accendere l’attenzione su uno dei luoghi più suggestivi della città, ancora poco conosciuta, e poi per sperimentare nuovi luoghi al di là di quelli canonici per la lirica”.

Come ha precisato Melania Petriello, siamo stati davanti ad una prima nazionale, oltre che per la regia, anche per  la location, che, a dire il vero, si è ben prestata alla rappresentazione dell’opera, perché sono bastati un divano, una sedia, uno specchio, per completare il tutto.
Il pubblico ha avuto la possibilità dunque di vivere questo momento musicale a stretto contato con i cantanti, di poter brindare con loro, grazie ai vari sponsor che hanno offerto anche i vini. L’Hortus è stato da me sempre considerato, come un luogo misterioso, in cui realtà e legenda sembrano intrecciarsi. Come si vede dalla locandina, la camelia è il fiore preferito da Violetta, una cortigiana (Marilena Ruta), che dall’ innamoramento  per Alfredo (Giuseppe Tommaso), avrà la possibilità, offertale dal destino, di compiere una buona azione e riscattare così tutta la sua vita. Infatti, quando il padre di Alfredo, Giorgio Germont, una figura che suscita simpatia e tenerezza, interpretato da Oliviero Giorgiutti, si recherà da lei, pregandola di lasciare il figlio,  affinché la sorella possa sposarsi, cosa che al momento la relazione amorosa del fratello, le impedisce di fare, ella, sebbene a malincuore, accetterà la richiesta di Giorgio.
Il connubio, molto ben riuscito con la Compagnia di Balletto di Benevento, continua e si è materializzato anche in questa occasione, nelle coreografie di Carmen Castiello, che ha fatto indossare al suo corpo di ballo, costituito dalle sorelle, Giselle e Odette Marucci, Ilaria Mandato e Sandro Mattura, dei costumi semplicemente bellissimi, così come quelli dei cantanti , abiti moderni, mentre,  per Violetta, sono bastati un paio di lunghi guanti rossi, una parrucca violacea, per trasmette il personaggio. Infatti nei momenti in cui ha vissuto la sua storia d’amore, se ne è disfatta, per testimoniare il cambiamento profondo avvenuto nella sua vita.
Quest’evento vede come protagoniste molte donne: l’opera è dedicata ad una donna,  così come la direttrice del coro, è infatti la M° Danila Polito, che nel 2016 ha dato vita ad un coro, presso la parrocchia della città di S. Maria Della Verità, chiesa settecentesca costruita a ridosso del Teatro Romano, un coro che raccoglie più cori parrocchiali, nato appunto per animare le celebrazioni eucaristiche. 
In questo, dunque, dobbiamo dare atto che la regista é  riuscita a raccogliere le maggiori potenzialità della città di Benevento, tutte le eccellenze presenti sul territorio (orchestra, scuola di ballo, coro), ma anche eccellenze regionali, come l’Accademia Germogli d’Arte del M° Salvatore Cordella, a dimostrazione che la nostra non è una città dormiente, ma particolarmente e potenzialmente viva sotto l’aspetto culturale. Per premiare quest’impegno, queste iniziative vanno sostenute.
Una rappresentazione all’insegna della musica intramontabile e sempre attuale di Giuseppe Verdi,  programmata nelle serate del 28 e del 30 giugno, alle ore 20,30. Quindi, sono state offerte due possibilità per far godere ai cittadini questo momento artistico. Il bar Le Trou di Benevento, in Corso Garibaldi, si è incaricato della vendita dei biglietti, per gli spettatori che non si sono rivolti al sito online: www.ofb.it.
Complimenti dunque a questi ragazzi che hanno compiuto ”Uno sforzo titanico, perché producono teatro, senza averne uno alle spalle”. Dunque, ha continuato Melania, nella sua presentazione, ”Festeggiate, brindate, commovetevi con noi, per celebrare i sentimenti più belli di sempre”, che si sono concretizzati,  nella frase che Alfredo e Violetta si ripetono, vicendevolmente, quasi come un testamento d’amore, alla fine del melodramma: ”….e dell’universo immemore, io vivo quasi in cielo”.
Maria Varricchio

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