In trasferta al Teatro di Siracusa: Elena di Sparta, un presente antichissimo

SIRACUSA (dal nostro inviato) – In questa 55° edizione della rassegna teatrale a Siracusa, curata dalla Fondazione Inda (Istituto Nazionale del Dramma Antico), al centro di una guerra il tradimento di Elena, regina di Sparta, moglie del re Menelao, che ha coinvolto Greci e Troiani, in una sanguinosa e lunga guerra, durata ben dieci anni, una città  che sarà espugnata solo grazie all’astuzia di Ulisse, la costruzione di un immenso cavallo, lasciato sulla spiaggia, in onore di Poseidone, per propiziarsi il favore del dio ed assicurarsi il ritorno in patria.
Un artificio che non piacerà invece a Poseidone, che agitando il mare e facendo soffiare venti contrari, cercherà di ostacolare invece ai Greci il ritorno in patria, dopo la distruzione di Troia. Sembra che gli inganni non paghino, ma in realtà erano tutti stanchi di combattere, e ardente era il desiderio del ritorno in patria.
Tutto ciò era dovuto in realtà alle mire espansionistiche dei Greci, che vedevano, nella fiorente città di Troia, un grande ostacolo allo sviluppo dei propri traffici ed alla volontà dell’’affermazione, nei mari, del potere acheo. Di qui, la necessità della nascita del mito, per mascherare in realtà una guerra economica.
Euripide cerca dunque nel mito di giustificare la regina fedigrafa, addossando agli dei tutte le colpe, ivi compresa quella della creazione di un simulacro, che in realtà Paride porta con sé a Troia. Egli aveva tratto spunto da la “Palinodia” di Stesicoro, in cui la vera Elena, rapita da Hermes, è stata tradotta in Egitto, presso il re Proteo e ivi trattenuta, in attesa del ritorno di Menelao. A Troia, insieme a Paride, andò un simulacro, “un fantasma dotato di respiro, fatto con un pezzo di cielo”. Costui nel suo girovagare post bellico, si ritrova proprio in Egitto, dove il re è morto ed il figlio, Teoclimene, suo successore, interpretato da Giancarlo Judica Cordiglia, si è invaghito della bella Elena e vuole costringerla a sposarlo.
A tutela della donna, questa volta, ci sarà un’altra donna: la sorella del re, Teonoe, ( Simonetta  Cartia) che, pur dibattuta tra il sentimento di giustizia e quello di amore per il fratello, farà prevalere il primo, attuando così la promessa del padre morto.
Qui un lieto fine, grazie ad un artificio escogitato da Elena, interpretata da Laura Marinoni, che chiederà una nave al suo futuro sposo, per recarsi in mare e compiere il rito funebre per il deceduto marito, Menelao, cui ha dato il volto il bravo Sax Nicosia. Una finzione che costerà la vita ai soldati egizi, che accompagnano Elena ed il suo finto schiavo ( Menelao).
In realtà, i due sposi faranno vela verso la patria, con Elena particolarmente felice perché invero ha atteso, a mò di Penelope, il ritorno del marito, Menelao. I regnanti di Sparta invecchieranno insieme, e quando, per prima, Menelao morirà, sarà sepolto in quella che la moglie definirà “l’isola dei beati”.
La vicenda è ben nota, ma in questo caso lo spettacolo è stato di un’audacia non comune, sul palcoscenico: con l’acqua, è stato rappresentato il Nilo, che ha bagnato i mantelli dei protagonisti, ma ha reso l’idea di come l’acqua del Nilo, e quella dei mari Egeo e Mediterraneo, siano i coprotagonisti di questa vicenda.
Bravissimo dunque Davide Livermore, regista ed ideatore delle scene, bellissimi i costumi, ideati da Gianluca Falaschi, ottima la scelta dei modelli e dei colori, che hanno comunicato la regalità dei personaggi, vedi quelli settecenteschi utilizzati per il re, e sua sorella; gli altri il dolore dei protagonisti.
Le scene, illuminate da Antonio Castro, ci hanno dato un’esatta riproduzione di quanto accade nella guerra: la distruzione. Infatti, dall’acqua emergeva il relitto della nave, naufragata, in stile moderno, di Menelao. Sull’acqua, un isolotto sul quale è posizionata un’arpa, forse a significare che una speranza di salvezza c’è.
E’ stato bello vedere questo spettacolo, i cui momenti più significativi sono stati sottolineati dalle musiche curate da Andrea Chenna, perché, nell’allegoria delle scene, ritroviamo tutta la storia narrata, e nello schermo lungo, rettangolare, posizionato in alto sulla scena, ideato da D-Work,  la proiezione dell’immagine di Elena, ormai vecchia che racconta il suo dolore, dolore che non ritroviamo altrove, quasi a voler riscattare il ritratto di questa donna, colpevole di una guerra e dei suoi conseguenziali lutti.
Un ringraziamento sentito deve andare ad Inda Fondazione, perché con l’impegno di tutti i suoi attori, coristi e ballerini, riesce sempre a riempiere il teatro di Siracusa, con tanti giovani, che così hanno modo di conoscere il mondo classico, che a volte sembra rifiutato, perché lontano ed anacronistico. Invece purtroppo così non è: “un cessate il fuoco”, al mondo non risuona, le guerre si susseguono e si moltiplicano, non si ode nessuno schieramento politico, in nessuna nazione, che chiede e si impegna per la realizzazione della pace. Su questo argomento, sembriamo assopiti, assuefatti, rassegnati: “va così e deve andare così”. Sembra questo, quasi, essere diventato un imperativo categorico.
Ben vengano queste rappresentazioni che ci mettono davanti alla nostra quotidiana realtà. E forse, con il tempo, noi uomini, raccogliendo anche il messaggio di Euripide, che scrisse questa commedia, nel 412 a.c., mentre si combatteva la guerra del Peloponneso, durata circa vent’anni, di cui tutti erano stanchi, ci convinceremo a lavorare per la Pace.  
Maria Varricchio

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