I cittadini di Sant’Agata dei Goti hanno sconfitto la demagogia pentamastelliana

Per la terza volta, i cittadini di Sant’Agata de’ Goti hanno dato al Pd, il partito del presidente della Regione Campania, la guida del loro Comune, eleggendo, quale sindaco, l’avvocato 61enne Giovannina Piccoli, che succede a Carmine Valentino, attuale segretario provinciale del partito di Zingaretti, non più candidabile, essendo stato primo cittadino per due mandati, ma che, come candidato consigliere, ha svolto una funzione di traino su tutta la lista civica “SìAmo Sant’Agata”, come testimoniano le 827 preferenze conseguite. Il concorrente, l’avvocato 53enne, Antonio Frogiero, candidato mastelliano, è stato battuto con un distacco di 369 voti (Infatti, la lista guidata dalla Piccoli ha ottenuto 3.584 voti, pari al 52,71%, mentre quella di Frogiero ne ha conseguiti 3.215, pari al 47,29%).
Francamente, chi scrive aveva temuto che il Pd avrebbe conservato il 26 maggio la guida del Comune di Sant’Agata de’ Goti, in considerazione di tutta la demagogia, imbastita dai quattro parlamentari pentastellati, e dai coniugi Mastella con l’aggiunta di Leonardo Ciccopiedi, la cui candidatura in Forza Italia per le recenti europee è stata umiliata da cittadini sanniti, rispetto all’atto aziendale della struttura ospedaliera “S.Pio”, predisposto dal direttore generale di tale azienda, Renato Pizzuti,  un funzionario della Regione, non un politico, che deve rispondere all’ente e non al partito che lo ha nominato.

La martellante offensiva, partita nei primi di aprile dell’anno scorso con un convegno tenuto nell’ex cinema Italia del centro saticulano dalla senatrice, fresca di nomina, Alessandrina Lonardo Mastella, è stata condotta, anche e soprattutto, dal marito della senatrice,  attuale sindaco di Benevento, pure lui non gratificato dai cittadini di Benevento e del Sannio nelle recenti europee, e, come dicevamo, dai 5 Stelle, fino a quando, il 9 maggio scorso, Vincenzo De Luca, nella veste di commissario ad acta per la Sanità in Campania, ha firmato il decreto di riprogrammazione dell’ospedale “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” di Sant’Agata de’ Goti. 
Il molto discusso atto aziendale, stilato a norma del piano ospedaliero regionale, avrebbe dovuto rispettare determinati parametri imposti dalla griglia LEA (monitoraggio livelli essenziali di assistenza), dettata dal Ministero, della quale il commissario ha dovuto tener conto nella redazione del piano medesimo, ai fini del rientro della spesa.
Il commissario, infatti, per garantire vita all’ospedale di Sant’Agata, destinato inevitabilmente alla chiusura in ragione dell’accumulo di 5 milioni di passivo ogni anno, non consentito dal decreto ministeriale 70/2015, aveva previsto l’istituzione in quel nosocomio di un polo oncologico di respiro interregionale, con l’aumento dei posti letto da 70 a 140, facendo conseguire alla provincia di Benevento il più alto rapporto, rispetto al resto della regione, tra posti letto e abitanti. 
In considerazione anche del fatto che la media degli accessi al pronto soccorso del “Sant’Alfonso” era di 1,3 pazienti al giorno, Renato Pizzuti aveva previsto in quel nosocomio, destinato in prevalenza alla lunga degenza, il punto di primo intervento, nell’armonizzare, con il “Rummo” di Benevento, l’organizzazione dei reparti.
Di qui, è partita l’offensiva: vogliono chiudere l’ospedale di Sant’Agata, dal “Rummo”, ma anche dal “Sant’Alfonso”, vanno via primari e medici. Le cassandre hanno prefigurato così uno smembramento anche dell’ospedale di Benevento, per effetto della paventata perdita del DEA (dipartimento emergenza e accettazione) di secondo livello,  e conseguentemente mentendo il fatto che alcuni medici si sono collocati in quiescenza, andando però a prestare la loro opera presso cliniche private, mentre il neurochirurgo Catapano (la più grave perdita del “Rummo”), vinto un concorso nell’ospedale del Mare, avrebbe preferito rientrare nella sua Napoli.
Il DEA di secondo livello nel “Rummo” è però stato conservato, assommando gli abitanti della provincia di Benevento con quelli della provincia di Avellino, poiché il DEA di secondo livello è previsto nei bacini di utenza non inferiori ai 600.000 abitanti. Nei primi di novembre 2018, poi, il territorio di Sant’Agata viene considerato, con decreto del commissario ad acta, quale zona disagiata, per garantire la presenza del pronto soccorso nel “Sant’Alfonso”.
Ma, siccome il polo oncologico non arriva, i demagoghi riescono a far passare il messaggio secondo cui l’ospedale di S.Agata è destinato alla chiusura. A questo punto, parte la mobilitazione del comitato “Curiamo la vita”. Alcune sue donne istituiscono un presidio davanti all’ospedale, incatenandosi e dando avvio ad uno sciopero della fame. La protesta subisce però un breve arresto dopo che il Prefetto riesce a far ripristinare il reparto di ortopedia.

In occasione poi  della inaugurazione, il 30 aprile, da parte di Vincenzo De Luca, del ristrutturato Pronto Soccorso del “Rummo” (l’ospedale sottoposto a ridimensionamento, secondo i demagoghi), cessa la protesta, perché il commissario, al termine del suo discorso,  da noi pubblicato integralmente e che fa luce su tutta la vicenda anche nel dire che il polo oncologico è fermo al palo  perché non arrivano i 25 milioni necessari per la sua istituzione,  promette al predetto comitato, rappresentato dalle pasionarie, di accogliere le sue richieste. 
Il decreto n. 41 del commissario, emanato il 9 maggio, prevede infatti, scrive in un comunicato il consigliere regionale Erasmo Mortaruolo, “la configurazione, ad integrazione e modifica del DCA n. 103/2018 (quello che riconosce per Sant’Agata la zona disagiata – ndr), del presidio ospedaliero di Sant’Agata dei Goti quale presidio di Pronto soccorso, dotato di posti letto di Medicina Generale, Chirurgia Generale, Cardiologia, Anestesia e Rianimazione, integrato con i posti di lunga degenza, Riabilitazione e Oncologia (per le chemioterapie ed i follow up dei pazienti trattati chirurgicamente presso i nodi della Rete Oncologica) nonché il servizio di Radiologia”. Il decreto, aggiunge Mortaruolo, “dispone inoltre che tutte le maggiori specialità con disciplina collocata nel presidio “Rummo” svolgano attività ambulatoriale anche presso il Presidio di Sant’Agata dei Goti”.
Sul tema della sanità campana, osserva Mortaruolo, “da mesi abbiamo assistito ad una campagna di aggressione volta a screditare l’azione della Regione Campania oscurando invece l’impegno incessante per risanare la gran massa debitoria, recuperare la credibilità perduta e dar vita a una programmazione ragionata, risanando i conti e superando la soglia dei 160 punti in griglia LEA per uscire dal commissariamento”. Un commissariamento, di cui i pentastellati, su pressione anche del poker di deputazione locale, avevano chiesto la prosecuzione, con la individuazione anche di persone, con funzione addirittura di capo e vice capo, destinate a succedere a Vincenzo De Luca.
Secondo il governatore, invece, il commissariamento non ha più ragione di esistere, pena il ricorso alla Magistratura, poiché i conti sono stati risanati, a dispetto dei pentastellati locali che avevano criticato l’atto aziendale della “S.Pio” ed il piano regionale, predisposti secondo i canoni del rigore ministeriale, monitorato anche alla ministra Grillo, e a dispetto anche di Mastella, il quale, da persona più realista del re (magari lo fosse stato quando era protagonista in politica!), a commento del predetto decreto n.41, osserva: “La sanità non è soltanto contabilità. E’ un valore sociale”. 
Evidentemente, nella sua foga demagogica, dimostra di non sapere che un ospedale che opera in passività va chiuso. E sempre da persona più realista del re, si erge a paladino del generoso impegno di quanti, medici e personale tutto, lavorano al “Rummo”, che, secondo lui, con Pizzuti, “è sceso di qualità”, impressione che, chi scrive, non ha colto nel corso della inaugurazione del ristrutturato Pronto Soccorso.    Ma il sindaco di Benevento, però, rispetto al decreto del 9 maggio osserva anche: ”Voglio capire perché quando sostenevo che il piano era una autentica schifezza, lui (De Luca – ndr) e il suo direttore generale innalzarono carri armati contro di me”. Probabilmente, il rientro della spesa sanitaria e il superamento dei punti della griglia LEA, consentivano dei margini per accogliere le richieste del comitato “Curiamo la vita”, anche se nel“Sant’Alfonso” vi è una media di accessi di 1,3 pazienti al giorno.

Ora, però, la palla passa nelle mani di Mastella nel senso che il sindaco di Benevento deve intervenire presso il presidente della Provincia, per sollecitare l’avvio dell’iter finalizzato alla realizzazione degli ultimi 1.800 metri della fondo Valle Isclero, per congiungere questa strada  con l’Appia, e per rendere conseguentemente il “Sant’Alfonso” più vicino al “Rummo”, nell’ambito di quell’armonizzazione, tra i due nosocomi, prevista da Renato Pizzuti. Anche le pasionarie – che il 26 maggio invitavano ancora, con poco successo, i cittadini a non votare, perdurando il loro stato di agitazione poiché fino a tale data, a loro dire, non c’era stato ancora l’ok del ministro Grillo al DCA 41/2019 – ritengono importante il completamento della fondo Valle Isclero, evidentemente per il miglior funzionamento del “Sant’Alfonso”, avendo sollecitato anch’esse il presidente della Provincia per un rapido avvio dei lavori, finanziati tre anni fa, con delibera Cipe n. 34/2016, relativa ad uno stanziamento di 9 milioni di euro, per interessamento dell’allora sottosegretario al MIT, Umberto Del Basso De Caro.  

All’iniziativa del deputato dem., per parlare solo delle opere più importanti, appartiene il finanziamento del completamento della fondo Valle Vitulanese, il raddoppio della Telesina, i cui lavori, superato anche l’ostacolo frapposto dalla Corte dei Conti, dovrebbero essere appaltati quanto prima, e il finanziamento relativo al completamento della Fortorina. Di quest’ultima opera, tutti ricordano, ormai, le molto volte in cui Del Basso De Caro ha parlato della realizzazione di 2,5 km. di piattaforma a due corsie, relativa alla variante all’abitato di S.Marco del Cavoti,  e della realizzazione di 4,5 km. di strada, comprendenti una galleria e un viadotto.
Ora, la senatrice pentastellata, Sabrina Ricciardi, ci informa, bontà sua, che entro il mese di giugno saranno consegnati i lavori relativi alla realizzazione della variante, fornendo tutte le altre informazioni, acquisite presso il MIT e che la stampa di Benevento già conosce, relative a tutte le fasi che riguardano la realizzazione della Fortorina.

Dell’impossessamento dell’iniziativa altrui, la senatrice Ricciardi si era già cimentata allorché rivendicò, nel mese di dicembre scorso,  a suo merito, il fatto di aver salvato, nella legge di bilancio 2019, i finanziamenti destinati alle opere da realizzare nella nostra provincia, quando invece Del Basso De Caro, configurando tale impossessamento in una appropriazione indebita, in occasione della venuta a Benevento di Graziano Delrio il 14 febbraio scorso, precisò che detti finanziamenti, già deliberati, erano inamovibili, essendo stati già approvati i progetti esecutivi. 
Il completamento della fondo Valle Isclero ha il vantaggio di dimezzare il percorso a scorrimento veloce sulla Telesina, finora ritenuto alternativo a quello breve comprendente l’Appia e la tortuosa provinciale, sebbene la Telesina copra una distanza di 55 kilometri tra il “Sant’Alfonso” e il “Rummo”, una lunghezza, questa, che la deputata pentastellata, Angela Ianaro, aveva, tra l’altro, preso a pretesto nel tessere la sua demagogia, al termine della seduta del 26 giugno 2018, nell’Aula di Montecitorio  – quando cioè non c’è più dibattito e quando di solito si usa commemorare qualche personaggio o fare comunicazioni al Presidente – contro l’accorpamento del “Sant’Alfonso” e del “Rummo” in una unica azienda ospedaliera, la “S.Pio”, accorpamento richiesto dalla necessità di rispettare i parametri ministeriali imposti dalla griglia LEA. Ma, poi, perché chiedere al Ministro della Salute, in quell’intervento, si domandò allora il circolo Pd di Benevento, dal momento che avrebbe potuto avvicinare di persona  Angela Grillo, sua compagna di Movimento? 
Ovviamente, lo scopo della Ianaro era quello di fare propaganda, un esercizio del quale, nel richiedere pure loro lo scorporo del “Sant’Alfonso”,  non si sono sentiti estranei i coniugi Mastella. Ma gli elettori non li hanno premiati, come si può rilevare dalla mancata elezione del loro candidato quale sindaco di Sant’Agata e dal magro risultato conseguito, sotto la loro guida, da Forza Italia alle recenti europee.

Anche chi ha perduto in questa competizione dice di aver vinto. Le stoccate di Alleanza Progressista.
Loro si glorificano di un dato, quello di aver fatto conquistare, sia nelle città di Benevento che in provincia, una percentuale (poco superiore al 16%) che è la prima in Campania, la settima in Italia e doppia rispetto a quella, media, ottenuta dal partito di Berlusconi sul territorio nazionale. Ma anche alle politiche dell’anno scorso, Forza Italia, sempre sotto la loro guida, conseguendo, nella elezione della Camera,  il 17,49  in città e il 20,75% in provincia, ottenne un risultato migliore rispetto al 14 % conquistato dal loro partito su scala nazionale. E tuttavia dissero che erano rimasti delusi, tant’è che la neo senatrice, la moglie di Mastella, disse che avrebbe festeggiato la sua elezione non a Benevento, ma a Mondragone, nell’hinterland di Casal di Principe, dove, nella uninominale per il Senato, era risultata la più votata, anche se soccombente, nel collegio, rispetto a Danila De Lucia, la candidata pentastellata (Lei, infatti, la Lonardo, fu eletta nella quota proporzionale in virtù dell’unico seggio attribuito a Forza Italia, essendo posizionata in testa al listino nel collegio senatoriale di Benevento-Avellino). Più obiettivi si sono dimostrati i quattro consiglieri comunali forzisti di Benevento, i quali, consapevoli del flop elettorale del loro partito, hanno preferito smaltire la delusione, consumando uno spuntino davanti al bar di Palazzo Paolo V. Della sconfitta di Mastella gioisce poi l’ex sindaco Fausto Pepe, facendo rilevare  che il primo cittadino, pur avendo “tutto in mano” e due candidati di Benevento con Forza Italia, ha fatto scendere il partito di Berlusconi al quarto posto, dopo il Pd, segno questo, aggiunge Alleanza Riformista, un’associazione culturale di sinistra, che le promesse elettorali non sono state mantenute, che Mastella, nell’approcciare con  superficialità gli argomenti, ha ritenuto scontati i cittadini di Benevento, senza aver raggiunto alcuno obiettivo amministrativo, oltre ad aver dichiarato il dissesto del Comune, se obiettivo, questo, può essere considerato.
Il sindaco,  continua la nota di Alleanza Riformista, ha relegato la città negli ultimi posti della classifica del Sole 24 ore;  ascrive a suo merito l’”inaugurazione di opere ideate, progettate e aggiudicate da amministrazione precedente”. In questo quadro desolante, “alcuno verifica se il comune è adempiente rispetto alle procedure di dissesto  ovvero provvede a rimettere le somme in favore della commissione liquidatoria”; “alcuno verifica se i crediti vantati dal comune siano stati recuperati e il ricavato consegnato alla commissione liquidatoria o viceversa le somme sono state spese per rinfreschi o feste”; “alcuno verifica se la Soget spa abbia incassato senza alcun mandato somme dei cittadini di Benevento o se la Andreani tributi abbia posto eventuale rimedio rispetto a incassi “improvvidi””;  “qualcuno dovrebbe dare una risposta seria, concreta, circa l’affidamento della procedura di gara del depuratore ad un commissario di governo, anziché dichiarare che i fondi erano stati persi”; nella “vicenda GESESA, organizzata, orchestrata e voluta dal sindaco p.t.”, è stato allungato “il periodo di validità della concessione fino all’anno 2050”, sicché, nella coscienza dei consiglieri di maggioranza, dovrebbero trovare spazio “le motivazioni di tale decisione calata dall’alto cui nessuno si è opposto”. Mastella “dovrà  spiegare a questi consiglieri le ragioni per cui il risultato delle elezioni europee non è stato foriero di aspettative e prospettive politiche (personali) e invitarli ancora una volta a seguirlo”.
Lo strano, però, è che, mentre è arrivato anche a Benevento il vento razzista della Lega, che vuole tra l’altro creare condizioni di benessere così come la Grecia le aveva create per i suoi cittadini falsificando i conti, cosa che l’Italia non potrà fare, i due locali esponenti leghisti, Luca Ricciardi e Claudio Mosè Principe, rivendichino a loro merito il primato elettorale conquistato dal partito di Salvini. Il primo dice che “i 35.123 voti raccolti in provincia sono il frutto di un lavoro certosino e di una presenza sul territorio”; il secondo, che probabilmente aveva la velleità di essere il numero uno del partito, perduta la sfida con il primo, disputata sulle preferenze che avrebbero ottenuto le  loro rispettive candidate, ha chiesto l’armistizio al competitore, poiché Lucia Vuolo, appoggiata da lui, ha avuto 3.000 preferenze in meno di Nadia Sgro, sostenuta dall’altro, ma si è consentita la soddisfazione di dire che Vuolo è stata eletta e Sgro invece no, quasi che la sua influenza elettorale fosse di respiro interregionale. Entrambi, però, hanno inteso parafrasare Marco Pannella. Una volta, infatti, lo scomparso leader radicale, avendo invitato i suoi potenziali elettori a votare scheda bianca in una competizione in cui egli non aveva (potuto) presentare liste, si attribuì tutte le schede bianche uscite da quella competizione. 
I 5 Stelle, dal canto loro, poi,  non potendo dire che dal 44,32%, conseguito alle politiche dell’anno scorso sono scesi al 27,72% alle europee, hanno preferito sottolineare il fatto che il Movimento si è confermato prima forza politica in Campania, dove comunque ha subito una forte emorragia di voti, e secondo nel Sannio; mentre il Pd, unico partito che pur non avendo candidati locali è cresciuto di qualche punto percentuale assieme a FdI, è stato oggetto di attenzione da parte dei 5 Stelle, per il fatto di essersi posizionato al di sotto del dato nazionale. Insomma, ognuno fa i confronti che gli fanno comodo.      Questa è, purtroppo, la Seconda Repubblica.
Giuseppe Di Gioia

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