Magari mi sbaglio. Una “mastelliana di ferro” per l’Europa del futuro

«Da donna e professionista 34enne, figlia di queste aree interne e di un’epoca che ha visto peggiorare le aspettative per le future generazioni, non credo ci siano dubbi: la priorità è fermare la nuova emigrazione giovanile».
Ecco.
Da uomo, 44enne, figlio delle stesse aree interne, testimone diretto dell’inizio dell’epoca in questione, da lungo tempo emigrato, nel leggere la lettera inviata alla stampa da una giovane consigliere comunale di Benevento mi sono detto che finalmente qualcuno “sensibile” nei confronti del fenomeno, con una esperienza in certo modo diretta, una giovane, avrebbe certamente potuto darsi come obiettivo politico precipuo quello di porre un freno alla emorragia – emigrazione è diventato solo un eufemismo inadatto a descriverne le dimensioni – di cervelli, braccia e cuori (reni, fegato milza e colecisti non li consiglio perché alterati nella loro fisiologia, in misura variabile da soggetto a soggetto, dal cosiddetto “livore dell’emigrante”).
Di giovani politici animati da nobili ideali, dotati di esperienza e progettualità ha certamente bisogno l’Italia.
Il Sud in particolare.
E più in generale l’intera Europa.
Poi l’occhio mi è caduto sul mittente.
Non un consigliere qualunque, in un momento qualunque.
Ma Mariagrazia Chiusolo.
Mastelliana di ferro.
Candidata alle ormai imminenti europee.
Per Forza Italia.
E allora mi sono detto che, ancora una volta, l’entusiasmo sarebbe stato meglio tenerlo a freno.
Ai giovani toccherà emigrare ancora.
Per molto tempo ancora.
E in un’Europa se possibile anche peggiore di quella che abbiamo trovato finora se questa sarà la “stazza” dei nuovi eurodeputati.
Magari mi sbaglio.
A Benevento i candidati dell’agonizzante partito berlusconiano sono due. 
E avendo già avuto modo di esprimere le mie perplessità in merito all’altro e alle sue “originali” idee (http://www.beneventogiornale.com/2019/05/03/quel-genio-di-leonardo/) va da sé che una professionista, giovane, preparata, con un discreto bagaglio politico e un condivisibile progetto da perseguire sia di per sé preferibile.
Ma, mi chiedo, anche se qualcuno volesse per credo, tradizione o libera scelta esprimere la propria preferenza, ancora una volta, a favore di un candidato forzista, come potrebbe una guardia di ferro del politico più vecchio e ondivago dell’attuale panorama nazionale fare qualcosa per fermare un fenomeno che proprio il suo mentore ha così largamente contribuito a far diventare piaga?
Se in campagna elettorale non fosse ormai permesso sparare ad alzo zero su qualunque residuo di pudore rimasto in giro, come si potrebbe conciliare la promessa di rimettere a posto i cocci con l’intenzione di farlo in nome di chi a quel vaso gli ha dato talmente tante di quelle botte da non lasciare in giro, appunto, altro che cocci?
É davvero possibile propinare spiegazioni alternative alla diretta correlazione tra il “sistema” politico che ha caratterizzato la cosiddetta Prima Repubblica – sistema tanto abile nel trasformarsi, nel riciclarsi, da caratterizzare l’attuale e forse anche le repubbliche a venire – e l’attuale situazione del paese?
Davvero qualcuno – beneventani esclusi – è disposto ad accordare il beneficio del dubbio agli epigoni di una tanto familistica, antimeritocratica, opportunistica visione della politica?
“Lo faccio per i giovani, in nome di Mastella” è talmente paradossale che solo applicando le leggi della fisica dei buchi neri ci si potrebbe trovare una qualche logica plausibile.
Inutile ricordare alla giovane candidata la storia personale e politica del suo mentore. 
Inutile consigliarle libri quali il sempre attuale “La Casta” di Gianrizzo e Stella dove alcune delle prodezze del ceppalonese – da lui raccontate e orgogliosamente rivendicate in diverse occasioni – sono ordinatamente raccolte.
Inutile farle presente fatti che certamente conoscerà e che chissà in quale astruso modo riesce a conciliare – o a far credere di aver conciliato – con un impegno a favore dei giovani del Sud, dell’Italia e dell’Europa intera.
Sarebbe forse utile ricordare ai beneventani, che a quasi tre anni dall’elezione degli attuali amministratori dovrebbero averlo ormai capito, che “chi va per questi mari…”.
Solo a me stesso, 44enne, padre di famiglia, emigrato, voglio invece ricordare che, come recita un noto proverbio partenopeo, “le malattie vengono a cavallo e se ne vanno a piedi”.
Ovvero: ci si ammala velocemente ma si guarisce con lentezza. 
Molta lentezza. 
E a volte si muore pure. 
Massimo Iazzetti

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