Costanza d’Aragona alla ricerca del padre Manfredi di Svevia

Un’ipotesi nuova per il mistero della sepoltura di Manfredi: con una soluzione da scrittore di gialli, Francesco Morante ha dato una diversa interpretazione al mistero del sepolcro di Manfredi, quella grave mora citata da Dante nel terzo canto del Purgatorio. Così si è concluso il racconto della vita di Costanza, sua figlia, fatta rivivere magistralmente da Milena Di Rubbo, nel testo teatrale presentato per la prima volta all’Hotel President, mercoledì 15 maggio. Sulla scena, oltre all’autore, e alla Di Rubbo, anche il dirigente scolastico Pino Patrevita, nel ruolo del narratore. Grazie al commento musicale del quintetto di archi, formato da Dina Caliro, Umberto Camerlengo, Emilio Compare, Giuseppe Morante ed Emilio Mottola, il racconto è scivolato via in un’ora intensa e ben equilibrata tra immagini, musiche e narrazione.
Un evento di stile “imperiale”, in una cornice e con un pubblico da grandi occasioni, grazie all’organizzazione dell’Inner Wheel, rappresentato dalla presidente Maria Vittoria Boiano Fioramonti e dalla governatrice incoming dell’Inner Wheel, in carica dal 1 luglio, Caterina Bove Narullo. La serata è stata realizzata con la collaborazione dell’Archeoclub di Benevento, di cui Morante è l’attuale presidente e Patrevita il segretario, associazione che continua così la sua attività di riscoperta e divulgazione della storia normanno-sveva di Benevento. 
Costanza II, regina d’Aragona e di Sicilia, fu un personaggio molto affascinante, capace di dare una svolta anche agli avvenimenti politici del tempo. La riconquista della Sicilia, da parte del marito Pietro III, fu solo il primo atto di una dominazione che i suoi discendenti hanno avuto sull’Italia meridionale fino al Risorgimento. Si tratta quindi di personaggio imprescindibile anche per capire pienamente le conseguenze e le implicazioni di quell’importante fatto storico noto come “Battaglia di Benevento”, avvenuta qui nel lontano 1266.

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