Nell’ambito di Città Spettacolo invernale, presentato al De Simone “Picasso vs Modigliani. artisti a confronto”

Il M° Massimo Varchione

Il lavoro teatrale di Pierpaolo Palma, dal titolo “VS Modigliani. Artisti a confronto”, ha riscosso un grande successo al Teatro De Simone di Benevento, dove abbiamo visto finalmente realizzare il pieno. La vicenda è molto nota: il pittore spagnolo Pablo Picasso e Amedeo Modigliani, italiano di origine ebrea, scultore e poi pittore, si ritrovano a vivere a Parigi, città che, da sempre, ha accolto gli artisti da ogni parte del mondo.
Le divergenze di vedute sull’arte tra i due sono grandi, ma in fondo non scavano un solco abissale e l’amicizia, si manifesta in svariati modi. Lo scontro delle idee non è sempre infruttifero ed, a volte, riesce a spingere ciascuno di noi, alla ricerca del meglio.
Palma si è cimentato nella preparazione di un testo che ci presenta questi due grandi pittori, protagonisti indiscussi del primo novecento, argomento già trattato nei film: “Gli amori di Montparnasse”, “Modì”, “I Colori dell’anima”, che hanno affrontato  le aspre  rivalità tra i due e le loro passioni: quello per la pittura e e quello per le donne.
Due modi di affrontare la vita e le sue difficoltà, in maniera a volte diametralmente opposta: Modigliani, interpretato da uno dei più bravi e giovani attori del momento, Eugenio Delli Veneri, fu sempre afflitto da problemi di salute: prima il tifo e poi la tubercolosi. A tutto questo, si aggiunse l’uso che faceva di alcool ed hashish, che era molto in voga tra gli artisti e nell’ambiente di Montparnasse, a cavallo tra le due guerre, dove si era trasferito, fin dal 1906. Abbandonata la scultura, perché il suo stato di salute peggiorava velocemente, si dedicò alla pittura dei nudi, in particolar modo, che gli avvalsero le ire della censura della polizia parigina. Modigliani amava ritrarre la sua Jeanne Hebuterne, ( Miriana Viele), che rappresentò il suo unico vero amore e da cui venne profondamente ricambiata, tanto che la giovane donna, di origini cattoliche, non gli sopravvisse, ma, sebbene incinta di lui, di un secondo bambino, preferì il suicidio, dopo la morte dell’artista, avvenuta il 24 gennaio 1920. Riposeranno insieme soltanto nel 1930, anno in cui, finalmente, la famiglia di Jeanne, concesse il trasporto della salma, nel cimitero di Père-Lachaise, dove era già stato sepolto Modigliani.
Il conflitto con Picasso, di cui Gianluca Melillo è stato convincente interprete, fu sostanzialmente dovuto allo spirito libero e creativo di Modigliani, che non volle inserirsi in nessuna delle correnti del tempo: cubismo, futurismo, dadismo e surrealismo. La sua pittura era semplice e lineare. Egli era capace di completare un ritratto in una o due sedute e non lo ritoccava mai. Rimarrà celebre per i suoi ritratti femminili, caratterizzati dai volti stilizzati e dai colli lunghi ed affusolati. 
Pablo Picasso nacque a Malaga il 25 ottobre 1881, morì a Mougins l’8 aprile del 1973, fu protagonista assoluto della pittura dello scorso secolo. Egli fondò insieme a Georges Braque il cubismo. Visse una gioventù burrascosa, concretizzatasi nei suoi quadri: dai periodi blu e rosa, per il colore dominante utilizzato, coincidenti con un momento triste e l’altro lieto della sua vita, fino a giungere al periodo più sensazionale della sua carriera artistica, quella del cubismo. Questa forma innovativa di arte  prevedeva le forme ed i volumi del dipinto scomposti, le figure venivano costruite secondo il criterio della visione simultanea da più lati, ignorando tutte le leggi di anatomia, che si concretizzò nel quadro de “Les demoiselles d’Avigno”, quadro che, al tempo,  suscitò un immenso scandalo. Il tutto proseguì dopo l’incontro con Georges Braque, con il quale iniziò un fruttuoso sodalizio. Braque disegnava paesaggi composti da tanti piccoli cubi e da qui il termine “cubismo”, a significare questa nuova corrente di pensiero e di pittura. Picasso voleva dunque studiare il rapporto tra forma e spazio, con la predisposizione di piani e la scomposizione dei volumi, quasi a voler sottoporre ad autopsia le figure. Nella vita, sebbene non fosse un tipo fedele, Fernarde Olivier, interpretata da Giorgia de Conno, lo amò, ma Picasso la lasciò per Eva Gouel, che morì, dopo poco, di tubercolosi.
Il terzo amore della sua vita fu Olga Khochlova, figlia di un colonello imperiale russo, che sposò, nel 1918 e dalla quale ebbe anche un figlio, Paulo. Da quel momento la sua fama di pittore si consolidò, tanto che malgrado la sua arte fosse stata definita degenerata, egli poté  ritornare in Spagna, dove a seguito della guerra civile, durata dal 1936 fino al 1939, si era affermato il regime dittatoriale di Francisco Franco, durato fino al 1975. Fu comunque costretto a ritornare in Francia, dove gli orrori della guerra furono rappresentati in quella che è universalmente riconosciuta, come l’icona del ‘900, dal titolo “Guernica”. Il dipinto riproduce, in una stanza, volti deformi, corpi devastati e cavalli moribondi, a testimoniare che la guerra coinvolge uomini ed animali, una strage, quella  della città di Guernica, compiuta da un bombardamento aereo nazista. Alla fine della guerra si iscrisse al partito comunista francese, da cui non si  dimise mai, e a lui si deve un grosso impegno pacifista, che si concretizzò nella diffusione della colomba, quale simbolo internazionale della pace.
A differenza di Modigliani egli fu longevo e morì all’età di 91 anni, dopo aver visto tutta la fine di tutte le dittature e l’inizio di uno nuovo Novecento. Il suo più grande rammarico fu di non aver potuto convincere Modigliani, a far parte del cubismo.
La vicenda umana di questi due grandi artisti ha catturato l’attenzione di Pierpaolo Palma, che con la sua giovane compagnia teatrale “Red Roger”, ci ha raccontato le loro storie, curandone anche la regia.
Non meno bravi sono stati gli altri attori: Vincenzo de Matteo, che ha interpretato e declamato le poesie di Guillaume Apollinaire; Max Jacob, grande artista frequentatore anch’egli di Montparnasse, che è stato bene incarnato da Raffaele Tassella, mentre la brava Giorgia de Conno oltre ad averci presentato la compagna di Picasso, Fernander Olivier, ha curato anche la creazione delle scene, degli arredi e dei costumi, insieme a Francesca Palatella e agli studenti del Liceo Artistico “Virgilio” di Benevento. A quest’ultimi è stata poi dedicata la mattinata del lunedì 13 maggio, con una rappresentazione ad hoc, sempre presso il Teatro De Simone.
Elisa Vito, con la sua eleganza nel portamento, ha impersonato Gertrude Stein, scrittrice e poetessa statunitense, a cui Picasso fece un ritratto, considerato un vero e proprio ponte verso il futuro cubismo.
Infine, i vari momenti della rappresentazione sono stati sottolineati dalle musiche originali del M° Massimo Varchione.
Maria Varricchio

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