La vera storia delle Forche Caudine

Cari amici, i cinghiali generalmente non hanno una patria né una bandiera da difendere, ma talvolta accade che si affezionino alla terra che li ospita, ed allora può anche darsi che in loro nasca qualcosa che somiglia molto a quello che voi uomini chiamate spirito patriottico.
Infatti, la storia che questa volta vi narro vede come suo principale protagonista un mio avo che sentiva fortemente la sua appartenenza alla “stirpe” sannita.
Correva l’anno 433 ad Urbe condita, le milizie di Roma minacciavano in modo serio la libertà dell’intero Sannio, quando nonno cinghiale, consapevole dell’enorme disparità numerica tra i contendenti, decise di intervenire in favore dei Sanniti.
Riuniti alcuni membri della famiglia, con essi si fece avvistare dalle truppe romane comandate dai consoli Calvilio e Postumio. La fame e la difficoltà di reperire cibo spinse prontamente i Romani all’inseguimento dell’inaspettata ed appetitosa preda.
Così nonno cinghiale, facendosi inseguire, condusse l’intero esercito in una valle. Chiusa da due varchi stretti, nei pressi della quale si trovava Caio Ponzio con le sue milizie sannite.
In quella stessa valle (delle Forche Caudine) i Romani subirono per la prima volta nella loro storia militare una enorme sconfitta con una umiliante resa. Infatti, per ordine di Caio Ponzio, dovettero, disarmati e seminudi, passare sotto il giogo, mentre il mio antenato assisteva con orgoglio dall’alto di una rupe.

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