Altro che vertenza con il Ministero, a Benevento manca ancora una idea di depurazione

Clemente Mastella

A proposito del finanziamento di 25 milioni per la realizzazione del depuratore, chiesto dal sindaco Mastella al Ministero dell’Ambiente e sollecitato dalla moglie, la senatrice Lonardo,  vi è stato sabato scorso, 13 aprile, alle 18,45, un comunicato di Sabrina Ricciardi, in cui la senatrice pentastellata, pur di giustificate il titolare del predetto dicastero, il generale dei Carabinieri forestali Sergio Costa, che non ha potuto prendere in considerazione detta richiesta “in assenza di atti concreti e una programmazione ben definita”, lancia una serie di accuse al sindaco di Benevento.
La senatrice Ricciardi, infatti, osserva: “Pur essendo stato (Mastella – ndr) due volte ministro della Repubblica, due volte Sottosegretario di Stato, vice presidente della Camera dei Deputati, parlamentare italiano per 32 anni di fila (dal 1976 al 2008), parlamentare europeo per altri cinque anni (2009-2014) sostiene di non essere potuto mai intervenire per il depuratore cittadino “perché a Benevento hanno governato per 10 anni (13, per l’esattezza, dal 1993 al 2006 – ndr) il centro destra (Viespoli-D’Alessandro) e per 10 anni il centro sinistra (Fausto Pepe)”.

Sabrina Ricciardi

Come se Pepe, nel 2006 non fosse stato scelto da lui, come se non fosse il capogruppo uscente del suo partito al momento della investitura, come se non ci fossero state le due liste (mastelliane – ndr) a sostenerlo e lui a benedirne la candidatura. Le sue – scrive sempre la Ricciardi – sono affermazioni che fanno rabbrividire: lascia intendere che si è disinteressato della città di Benevento soltanto perché l’amministrazione gli era ostile prima e dopo. In pratica, Mastella – puntualizza la senatrice – si giustifica facendo capire che lui era di centro sinistra quando in città governava il centro destra e di centro destra quando governava il centro sinistra. Parla – dice la Ricciardi  – come uno che non c’entra nulla con quello che è accaduto in città negli ultimi 25 anni, perché a Roma era a ricoprire “ben altri ruoli”. Gli stessi ruoli – rintuzza la Ricciardi –  che adesso ricoprono esponenti Cinque Stelle a cui lui chiede di reperire i finanziamenti per il depuratore”. 
Non si capisce, però, la decorrenza degli ultimi 25 anni, sia nella nota della Ricciardi , che in quella con cui Mastella ha replicato, 2 ore e 48 minuti dopo, allo “stupefacente brio politico” contenuto negli attacchi della senatrice pentastellata. Se Mastella comprende anche i circa tre anni in cui è sindaco di Benevento, la decorrenza dovrebbe aver avuto inizio con l’insediamento dell’Amministrazione guidata dall’allora missino Pasquale Viespoli. Egli, infatti, dice: “Se il Comune di Benevento, che per 25 anni mi ha visto fuori dal perimetro di gestione (tranne un anno con Pepe), nella sua autonomia non decide di rivolgersi al governo per i finanziamenti, non si può intervenire a dispetto”.
Volendo ristabilire i termini della verità storica, bisogna precisare che Mastella ha sostenuto l’amministrazione di centro sinistra, guidata da Fausto Pepe, non per un anno, ma dalle elezioni comunali del 30 maggio 2006, pochi giorni dopo cioè la sua nomina a Guardasigilli del governo Prodi appena costituitosi, fino al febbraio 2009, quando il famoso Nicola Cosentino, allora segretario regionale del partito di Berlusconi, chiese a Mastella di far cadere le amministrazioni di centro sinistra nei due maggiori enti. Quella al Comune di Benevento riuscì a conservare la maggioranza, poiché il sindaco Pepe, sette consiglieri e tre assessori dell’Udeur di Mastella non seguirono l’attuale sindaco di Benevento. Ma, con il sostegno di due consiglieri di Forza Italia, riuscì a salvarsi anche quella alla Provincia, costituitasi un anno prima, con il concorso di Mastella, avendo il suo Udeur partecipato alla coalizione di centro sinistra guidata da Aniello Cimitile nelle elezioni del 13 aprile 2008, dopo che  Berlusconi lo aveva tenuto fuori dalle elezioni politiche svoltesi lo  stesso anno e lo stesso giorno. Berlusconi, per escluderlo, aveva infatti preso a pretesto la vicenda giudiziaria in cui era rimasta coinvolta la moglie,  senza riconoscergli il merito di aver, dopo le dimissioni da Guardasigilli, fatto cadere il governo Prodi, con la presentazione di una mozione di sfiducia, e di aver spianato così la strada alle elezioni politiche anticipate e al conseguente ritorno di Berlusconi a Palazzo Chigi. 
Orbene, sempre per ristabilire il periodo compreso nei 25 anni, bisogna ritenere, se si escludono gli ultimi tre anni in cui Mastella è sindaco, che la decorrenza risalga a quando Mastella era sottosegretario alla Difesa. Infatti, tale carica governativa, rimasta impressa ai cittadini di Benevento per il fatto che la sua scorta lo accompagnava con le sirene spiegate, è stata ricoperta dal luglio 1989 al giugno 1992.
E proprio al 1989 risale la prima idea, concepita dall’allora sindaco Pietrantonio, demitiano come Mastella, di realizzare un depuratore, in località Serretelle, pare. Sarebbe bastato che allora il sottosegretario, sedati i contrasti emersi, ricorda Altrabenevento, all’interno del gruppo Dc, controllato dai demitiani, avesse fatto pervenire l’amministrazione alla stesura di un progetto, seguito poi da lui a livello governativo. Invece quella idea rimase tale. 
Successivamente, Pasquale Viespoli, insediatosi il 5 dicembre 1993, alla guida di un’amministrazione che non aveva la maggioranza in Consiglio,  riprese l’idea della realizzazione del depuratore, facendo pagare, a mo’ di salvadanaio, una tassa ai cittadini, una scelta, questa, che per essere varata, dovette avere l’appoggio dei consiglieri mastelliani, non ufficialmente schierati a sostegno dell’amministrazione,  stanti i contrasti che si trascinavano da tempo tra Viespoli e Mastella, contrasti che non sono rientrati neanche quando Mastella, nel 1994, candidato nel Polo di centro destra in quota Ccd (il partito costituito da lui e Casini dopo lo scioglimento della Dc), ha beneficiato, per essere rieletto deputato, anche dell’appoggio del Msi, nel collegio uninominale, previsto dal Mattarellum, che comprendeva la Valle Telesina e la Valle Caudina.
Divenuto ministro del Lavoro, in applicazione del manuale Cencelli, nel primo governo Berlusconi, proprio perché si riteneva fuori dal perimetro gestione del Comune alla cui guida vi era il Msi, partito compreso però nella maggioranza di governo di cui lui faceva parte, Mastella non prende in considerazione l’idea del depuratore. Pensa, però, di premiare i cittadini di Sant’Agata de’ Goti, che avevano dato duemila voti al Polo di centro destra, con l’istituzione,  avviata subito ma realizzata soltanto nel 2001, di un Cot (Centro Operativo Territoriale)  dell’Inail, che l’ente assicurativo ha dovuto chiudere qualche anno fa, non potendo sostenerne i costi, divenuti sempre più passivi. 
Succede, poi, che essendo stata ritenuta incostituzionale l’idea di far pagare una tassa in assenza del depuratore, il Comune ha dovuto restituire ai cittadini quanto avevano pagato, ma soltanto negli ultimi 5 anni. Bene avevano fatto, quindi, coloro che non avevano pagato la tassa sin dal primo momento. 
Ma l’idea del depuratore non viene da lui presa in considerazione neanche quando, contestualmente, nel 2006, il comune viene conquistato dal centro sinistra e lui diventa Guardasigilli, sempre in applicazione del manuale Cencelli, dopo aver abbandonato Berlusconi nel 1998 per passare, separandosi da Casini, a sostenere, con Cossiga and company, il primo governo D’Alema.
Il suo nuovo partito, l’Udeur, costituito dopo aver abbandonato l’Unione Democratica per la Repubblica, fondata da Cossiga,  faceva parte, in Regione, della maggioranza di centro sinistra guidata da Antonio Bassolino, già dalle elezioni del 2000.   Mastella, infatti, passato a sostenere, come dicevamo, il primo governo D’Alema nell’autunno del 1998, aveva conseguentemente provocato il ribaltone in Regione, esprimendo, quale presidente, nello scorcio di legislatura,  addirittura un suo uomo, nella persona di Andrea Losco.  Mastella, poi, grazie all’esercizio del potere, e non già alla elaborazione dei massimi sistemi,  riesce a fare uscire rafforzato il suo Udeur nelle successive elezioni regionali del 2005, imponendo, con una contrattazione preventiva, la moglie quale presidente del Consiglio.
Mastella, quindi, forte in Regione, forte nel governo Prodi, avrebbe potuto realizzare l’idea del depuratore, anziché pensare ad occupare caselle vuote in enti strumentali, a tutti i livelli, sino a scontrarsi anche con i suoi assessori regionali.
Infatti, è già la prima amministrazione guidata da Fausto Pepe ad affrontare il problema, individuando, come siti, le località di Pantano, prima, e Monte Sant’Angelo, poi, ritenute alluvionali dall’Autorità di bacino, come la piena del Calore del 15 ottobre 2015 si incaricherà di dimostrare, a conferma anche di quanto sostenuto da Altrabenevento, l’associazione che ha sempre proposto la realizzazione di depuratori rionali.
Nella conferenza Stato-Regione, per la realizzazione del depuratore erano stati stanziati dieci milioni di euro, una somma che andava integrata dal Comune nella misura di circa tre milioni, per coprire il costo dell’opera progettata.
Nel frattempo, però, arriva Mastella a Palazzo Mosti, il quale, quando il finanziamento sembrava essere ritornato al governo centrale non essendo stato utilizzato, dice di averlo recuperato con una telefonata, ma gli manca l’integrazione da parte del Comune, che egli, dice Fausto Pepe, non ha messo da parte quando ha dichiarato il dissesto l’11 gennaio 2017.
Intanto, il finanziamento è andato perduto. Ecco perché Mastella chiede 25 milioni al ministro Costa, una somma molto maggiore, ad avviso di Fausto Pepe,  rispetto all’effettivo costo del progetto, tenuto conto che le opere di adduzione, già finanziate, sono in corso di realizzazione e tenuto anche conto, come sostiene Altrabenevento, che i costi possono aver subito una lievitazione.
Il nuovo sito, individuato da Mastella è in contrada Masseria Marziotto, sulla riva sinistra del Calore, di fronte a Monte Sant’Angelo e di fronte a contrada Pantano. Ma, come ricorda Altrabenento, il PTCP della Provincia e il PUC del Comune hanno censito la presenza di frane nelle località del nuovo sito.       
Però, mentre non esiste, ad avviso di Altrabenevento, un progetto esecutivo per la realizzazione  dell’opera, il sindaco, nel rispondere alla Ricciardi, dice che “il progetto per il depuratore è stato approvato dopo un iter procedurale, anche lungo, mercoledì dall’EIC (Ente Idrico Campano) ed all’unanimità“, aggiungendo che la senatrice “non sa, per incapacità informativa sua, che è dal 2017 che tutta la procedura dipende dal Commissario di Governo di nomina del Ministro dell’Ambiente”.  Una nomina, quella di Enrico Rolle,  che costituisce, per Mastella, un demerito,  secondo Fausto Pepe, in quanto egli, avendo perduto tempo e avendo cambiato il sito prima dell’approvazione del progetto, si è fatta commissariare la procedura. Mastella si è preoccupato soltanto di affidare all’Acea la realizzazione del depuratore.
Intanto, Mastella avrebbe preso in considerazione la realizzazione di depuratori rionali, provvedendo alla ristrutturazione di quello, già esistente, di Ponte delle Tavole. Questa scelta costituirebbe un successo della proposta di Altrabenevento, e starebbe a significare che saltano i lavori di adduzione, portati avanti senza che fosse stato definito, con  certezza, il  sito ove costruire il depuratore, poiché, dice Altrabenevento, hanno un costo le spese di adduzione, se il sito viene previsto sulla sinistra del Calore, e un altro costo, se viene previsto sulla destra del fiume. 
Insomma, altro che vertenza con il Ministero dell’Ambiente,  Mastella si è impantanato nella vicenda del depuratore.
Giuseppe Di Gioia

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