La vicenda del Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, tra realtà e demagogia

Attiviste di “Curiamo la vita

Molti sono stati gli attacchi indirizzati a Renato Pizzuti, direttore generale dell’azienda ospedaliera “S.Pio”, che comprende il nosocomio “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori”, di Sant’Agata de’ Goti, e il nosocomio “Rummo”, di Benevento, per aver redatto un atto aziendale, in armonia con il piano sanitario regionale, predisposto dal Commissario ad acta per la Sanità, il presidente della Regione Vincenzo De Luca, secondo i canoni del D.M. 70/2015, epoca in cui Ministro della Salute era Beatrice Lorenzin, appartenente allora al partitino di Alfano, in cui si riconosceva l’attuale sindaco di Limatola, Domenico Parisi. Questo sindaco, eletto di recente consigliere provinciale in una lista mastelliana, ha preso parte attiva nel contestare il predetto atto aziendale, che prevedeva, nel “Sant’Alfonso”, la soppressione del reparto di Ortopedia e l’istituzione, al posto del Pronto Soccorso, del Punto di Primo Intervento, poiché la media di accessi in quel Dea di primo livello era di 1,3 pazienti al giorno.

La protesta, di cui aveva assunto la guida e il controllo, ad onta di tutte le sortite demagogiche, il sindaco di Sant’Agata dei Goti, nonché segretario provincia del Pd, Carmine Valentino, ha indotto il commissario ad acta a chiedere, ottenendolo, all’attuale ministro della Salute, la pentastellata Giulia Grillo,  il riconoscimento di zona disagiata per Sant’Agata de’ Goti, al fine di poter ripristinare il  pronto soccorso, nel “Sant’Alfonso”. 

La soppressione, poi, del reparto ortopedia, posta in essere il 29 marzo, ha spinto le cinque attiviste del comitato “Curiamo la vita” (Mena Di Stasi, Stella Truocchio, Margherita Rossano, Michela Ottobre e Pina De Masi) ad intraprendere, incatenate, lo sciopero della fame, una iniziativa, questa, che, suscitata la solidarietà di sindaci della valle Caudina e della valle Telesina,  ha visto, come immediato interlocutore, il 2 aprile, il Prefetto Francesco Cappetta, del quale soltanto si fiderebbero le predette attiviste. L’intervento del rappresentante del governo ha fatto sì che venisse ripristinato il 4 aprile il reparto di ortopedia, con conseguente cessazione dello sciopero della fame.Ma, nelle more della visita al Sant’Alfonso da parte del governatore De Luca, che ha annunciato modifiche, il reparto di Ortopedia è stato accorpato a quelli di Medicina e di Chirurgia, più che ripristinarne il padiglione. Questa soluzione provvisoria, che costringe il nosocomio a dividere i 16 posti letto tra le 3 branche, viene considerata una presa in giro dalle attiviste, che l’8 aprile hanno ripreso lo sciopero della fame, inducendo così il sindaco Valentino a rappresentare al Prefetto la ripresa della protesta. 
Lo stesso 8 aprile, Renato Pizzuti  ha tenuto la preannunciata conferenza stampa, tanto attesa dalla signora Alessandrina Lonardo Mastella, che in questi giorni, un anno fa, appena eletta senatrice, aveva paventato  lo smembramento del “Rummo” e del “Sant’Alfonso”, quasi che la Sanità in Campania, ai tempi del governatore Caldoro, della cui maggioranza di centro destra lei come consigliere regionale faceva parte, fosse il fiore all’occhiello della Regione.
Caldoro, impegnato a rientrare dal debito accumulato negli anni precedenti nel settore della Sanità, aveva aumentato il bollo Auto e, in adesione all’aumento dell’addizionale regionale disposto da Mario Monti per le Regioni che si trovavano al di sotto di un certo tetto, anche quest’altra tassa, già aumentata dal suo predecessore, Antonio Bassolino, con cui Clemente Mastella, nel 2010, aveva contrattato il posto di presidente del Consiglio per la moglie, dopo che, 2 anni prima, abbandonato Berlusconi, in compagnia del quale ora si ritrova, era passato nel centro sinistra.
Ma Caldoro, per rientrare da quel debito, cosa che ha continuato a fare De Luca con l’efficientamento della spesa, ha dovuto operare anche dei tagli, con il beneplacito della signora Alessandrina, che allora si è guardata anche bene dal prendere parte alle barricate poste in essere da sindaci e amministrazione provinciale, rispetto alla scelta di Caldoro di ridurre il Sannio a discarica regionale.  Adesso, invece, ignorata pare dai presenti, è andata al “Sant’Alfonso”, quando era in corso il primo sciopero della fame. Ma ci è andata anche Anna Orlando, l’assessora ai servizi sociali del Comune di Benevento, al termine di una burrascosa seduta del Consiglio comunale, quella del primo aprile, in cui, rispetto a delle accuse del presidente del Consesso cittadino, Luigi De Minico, secondo cui dovrebbero essere riconoscenti a Mastella, per la loro elezione, i consiglieri della maggioranza, vi era stata una protesta da parte di questi ultimi nel chiedere le dimissioni di De Minico attraverso una raccolta di firme, soppressa subito da Mastella, che il giorno dopo ha riunito i capigruppo di maggioranza per riallineare tutti, un riallineamento certamente estraneo alla predetta assessora, che nel comunicato da lei diffuso ha lodato l’iniziativa della moglie del sindaco nel rivolgere interrogazioni alla ministra Grillo, senza avere, “ad oggi, ancora delle risposte”.
Considerati i loro trascorsi politici, non sarebbe stato rilevante il grido contro lo sfascio della Sanità nel Sannio levato dalla signora Alessandrina e dal marito, anzi sarebbe stato anche giustificato, dal momento che l’attuale sindaco di Benevento, dopo aver fatto nominare senatrice la moglie da Berlusconi, ha avanzato la sua candidatura a Presidente della Regione, nel prossimo anno, tradendo, così, nel caso venisse eletto (cosa molto improbabile dal momento che il Sannio rappresenta appena il 5% della popolazione regionale), il mandato di sindaco conferitogli dai cittadini di Benevento, mandato del quale era intenzionato a chiedere il rinnovo alla sua scadenza nel 2021. 

I 5 Stelle, con in testa la ministra Grillo, attaccano la Sanità in Campania

Hanno, infatti, gridato allo sfascio anche i quattro parlamentari pentastellati. Secondo la senatrice Sabrina Ricciardi, “la Sanità è allo stremo nella nostra regione”, e “l’unico responsabile è il governatore e commissario ad acta Vincenzo De Luca, che ha adottato una politica di aggressione e smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata”, un’accusa, quest’ultima, che De Luca ha respinto energicamente, in quanto, a suo dire, i privati sarebbero rimasti a bocca asciutta sui tetti di spesa della specialistica convenzionata.  Augurandosi la sostituzione di De Luca già nella riunione del  Consiglio dei Ministri del 9 aprile, impegnata peraltro ad affrontare non senza tensione nella maggioranza problemi molto più importanti,  la senatrice pentastellata ritiene complice chi vi si oppone.
Ma i 5 Stelle, nella nomina prevista  entro Pasqua, se non addirittura per il 12 aprile, avrebbero trovato la convergenza con la Lega, in un primo momento contraria ad affrettare i tempi, sul nome di Fulvio Moirano, con alle spalle  una esperienza di manager in Sardegna. Ovviamente, i 5 Stelle, interessati a risalire la china, nella quale i sondaggi li avrebbero fatti sprofondare anche in Campania, sanno di non poter contare più di tanto sul voto di opinione, del quale hanno fatto l’en plein il 4 marzo 2018, se non costituiscono il supporto di una rete clientelare. Infatti, si parla anche di istituire il vice commissario, una carica, per coprire la quale sono candidati Enrico Desideri,il primo candidato a commissario proposto dai 5 Stelle, proveniente dall’Asl di Arezzo, Mario Balzanelli, uno che ha maturato esperienze nel servizio del 118, e, infine, come outsider, Rocco Granata, ex manager del Cardarelli.
La ministra Grillo, però, anche per alzare i toni dello scontro, accusa De Luca (leggiamo sul Mattino del 10 aprile)  di voler chiudere il “Sant’Alfonso”, una bugia, questa, cui ha fatto riscontro una minaccia di querela da parte di un adirato De Luca, che ha rivendicato il merito di aver garantito in provincia di Benevento 4 posti letto per ogni 1.000 abitanti, rispetto ai 3,5 assicurati nel resto della regione. 
Infatti, accusa De Luca di non aver rispettato i programmi relativi al piano di rientro, di cui parlavamo, in quanto la Regione, a fine 2017, ha mancato 7 punti per raggiungere la prevista soglia di 160, traguardo che invece è stato superato di 3  punti a fine 2018. Ma De Luca ha diritto all’incasso di 1,2 miliardi, già disponibili al Tesoro ma bloccati dal Ministero, una risorsa, questa, destinata all’edilizia sanitaria, un fronte sul quale la consigliera regionale pentastellata, Valeria Ciarambino, ha imbastito la sua dose di demagogia.
Intanto, per quanto riguarda la sopravvivenza del “Sant’Alfonso”, mai messa in discussione,  il Consiglio comunale di Sant’Agata de’ Goti, nella seduta del 6 aprile, ha deliberato, all’unanimità, di richiedere al commissario De Luca il ritorno all’Asl del presidio ospedaliero, con la garanzia che sia integrato dei reparti di ostetricia e ginecologia. Questo atto è il risultato della lotta intrapresa, non senza suscitare solidarietà, da “Curiamo la Vita”.
Una solidarietà, disinteressata, non finalizzata a ricercare consenso politico-elettorale, è stata espressa, alle donne di questo comitato,  dal vescovo di Cerreto Sannita-Sant’Agata de’ Goti, Mimmo Battaglia, nel raccomandare di “non rubare il segno e il sogno di speranza di queste donne che difendono il diritto di tutti alla salute”. Rivolto ai sindaci, si è detto convinto del fatto che “un dialogo interistituzionale può dare una concreta risposta al bisogno del territorio che richiede l’ospedale”.  Parole, queste, condivise, in pieno, da Umberto Del Basso De Caro, il quale ha precisato: “non puntiamo il dito contro qualcuno, non strumentalizziamo la vicenda, ma ormai è il momento di lavorare insieme per cercare soluzioni concrete e reali per salvaguardare l’ospedale Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Sant’Agata dei Goti”. Il deputato dem ha aggiunto poi di essere “pronto ad intraprendere qualsiasi iniziativa affinché il “Sant’Alfonso” sia reso “un ospedale degno di essere definito tale, con tutti i reparti previsti per un presidio ospedaliero di base”, altrimenti Il riattivato Pronto Soccorso “non ha motivo di esistere”. Naturalmente, in funzione di tutto ciò è vista, secondo lui, “l’attivazione del Polo Oncologico che non può più attendere”. 
Va precisato che l’istituzione del  Polo Oncologico, con il raddoppio di posti-letto nel “Sant’Alfonso”, è stato previsto da Vincenzo De Luca, per evitare al nosocomio di Sant’Agata la chiusura, cui era stato destinato dalla gestione di Caldoro. Infatti, un ospedale che opera in perdita, e il “Sant’Alfonso” aveva una perdita di 4 milioni all’anno, non ha ragione di esistere, secondo il D.M. 70/2015. 

La conferenza stampa di “Io per Benevento” e di Pizzuti, gli attacchi spropositati della senatrice Lonardo, del sindaco e del relativo luogotenente alla gestione del “Rummo”

L’assurdo, poi, è che, alla protesta dei politici si è unita  “Io per Benevento”, l’associazione che, in cerca di visibilità, ha promosso una petizione per chiedere la cacciata di Pizzuti, e che nella conferenza stampa  del 5 aprile, ha annunciato di aver presentato un esposto-querela in Procura contro la convenzione stipulata dal “Rummo” con una casa di cura di un’altra provincia, per consentire a medici del nosocomio cittadino di prestare servizio presso la struttura privata, ancorché accreditata. Ma abbiamo già detto, in una precedente nota, che Renato Pizzuti avrebbe dato mandato ai suoi avvocati, al fine di adire le vie legali, rispetto alla accuse infondate, lanciate contro di lui dalla predetta associazione.
Pizzuti, nella conferenza stampa, ha denunciato, come leggenda mediatica, la questione dei primari che vanno via dal “Rummo”, in quanto ognuno che ha lasciato questo nosocomio ha avuto una sua motivazione. Catapano e Danieli volevano tornare a Napoli; altri primari hanno preferito le strutture private, molto più remunerative; altri ancora, in quiescenza, come Marisa Zeppa e Gabriele Falzarano, hanno scelto di continuare a prestare servizio al “Rummo”, come primari emeriti. Per rimpiazzarli, sono in corso procedure concorsuali, ma non è detto che i vincitori accettino, a causa dei bassi compensi.
Il direttore generale ha annunciato la riapertura, a fine aprile ,del ristrutturato  Pronto Soccorso,  e lo stanziamento di 35,2 milioni di euro, da destinare alla creazione del nuovo polo  di emergenza del “Rummo” nel padiglione “S.Pio”; al potenziamento del servizio di radioterapia; all’acquisto del sistema di monitoraggio per la rianimazione e per la Tin di ventilazione polmonare, di un agiografo, di una nuova Tac, di una risonanza magnetica, nell’ottica dell’abbattimento delle liste di attesa, e di altre apparecchiature in uso ai vari reparti, in sostituzione di quelle ormai obsolete. Per il “Sant’Alfonso”, ha precisato Pizzuti, è stata data una soluzione tampone relativamente al ripristino del reparto di Ortopedia, in attesa che, la settimana prossima, arrivi il Presidente De Luca per incontrare le attiviste di “Curiamo la Vita”.
Ma Pizzuti ha presentato anche i conti, comunicando che, per l’anno 2016, chiuso in positivo, vi è stato un risultato economico di 1.170.000 di euro; per il 2017, chiuso pure in positivo, vi è stato un risultato di 762.000 euro, mentre, per il 2018, vi è una stima, pure in termini di risultato positivo,  di  1.283.000 euro. Sempre nell’ultimo triennio, le assunzioni hanno riguardato 114 unità, 60 delle quali nell’area medica, mentre altre 56 sono in corso di reclutamento, a fronte di 18 effettuate dal 2014 fino a metà 2016.
Insomma, sul fronte della Sanità, la situazione è diventata grottesca. Mentre dai livelli ministeriali si censura De Lucia sul ritardato rientro di spesa, sul piano locale lo si accusa, per il fatto che soprattutto Renato Pizzuti realizza delle economie di spesa. “Io per Benevento” ha denunciato il fatto che Pizzuti avrebbe restituito alla Regione “15 milioni che potevano essere usati per risolvere le criticità”. 
Nel sollevare contestazioni a Pizzuti, si è cimentato, con una nota infarcita di ironia, anche Giovanni Zanone, capo della segreteria del sindaco Mastella, accusando il direttore generale di aver “pensato solo ed esclusivamente ai conti dell’azienda, dando in cambio un pessimo servizio”. Secondo il luogotenente del sindaco, “la cosa che preoccupa di più i cittadini è che l’unico a non accorgersi di quanto accade giornalmente all’ospedale Rummo è il direttore Pizzuti”, in quanto avrebbe applicato “l’algoritmo più risparmio meno servizi”. Nel comunicato, sfondando una porta già spalancata da Pizzuti, parla di carenza di medici al “Rummo”, di “ortopedici che devono garantire la reperibilità di notte”, di “un primario che è a scavalco tra chirurgia d’urgenza e chirurgia oncologica a Sant’Agata”.Infine, dimostrando di essere male informato, Zanone ha addebitato alla gestione del “Rummo” il non funzionamento della camera iperbarica, una responsabilità, questa, come ha dichiarato qualche tempo fa il medico Cavalluzzo, che non è riconducibile a Pizzuti. Ma, evidentemente, Zanone non sa che anche nel Veneto, dove vi sarebbe una fiorente organizzazione della Sanità, il governatore Zaia, per far fronte alla penuria di medici, ha dovuto richiamare in servizio diversi di quelli in pensione.
Addirittura, poi, la senatrice Lonardo, per dare, secondo lei, una idea della drammaticità in cui verserebbe il “Rummo”, in un comunicato ci ha informato  di aver visto, dal momento che abita all’Edilville da quando il marito è sindaco di Benevento, elicotteri alzarsi in volo per trasportare malati in strutture dove vi sarebbero servizi assenti invece presso il nosocomio cittadino.
A parte il fatto che, presso il “Rummo”, esiste una base di atterraggio per elicotteri da moltissimo tempo, lei non sa, evidentemente,  proprio perché abita da meno di 3 anni all’Edilville,  che già ai tempi di Caldoro avveniva questo tipo di trasporto. Sei anni fa, un parente di chi scrive, per mancanza di posti presso il reparto Rianimazione, sarebbe dovuto essere trasferito a Sapri, quando avrebbe avuto appena una settimana di vita, se, per intercessione politica, non fosse stato trovato il posto presso il predetto reparto del “Rummo”. 
La senatrice Lonardo ha agitato anche l’inchiesta del Fatto Quotidiano, per avere la conferma che, tra  ciò che non funzionano nella Sanità in Campania, vi è “anche la situazione del nosocomio beneventano”, quasi che il giornale di Marco Travaglio, molto vicino ai 5 Stelle, fosse invece un’Autority imparziale che rileva uno stato di fatto. Eppure i 5 Stelle hanno contestato il Garante sulla privacy relativamente alla sanzione irrogata da questa Autority alla piattaforma Rousseau. Ma Mastella è andato oltre: ha sollevato un polverone sulla sua pagina facebook, relativamente al fatto che i familiari di un suo amico, ricoverato al “Rummo”, hanno dovuto provvedere all’acquisto della mascherina, perché il loro congiunto potesse essere inalato di ossigeno, una emergenza, questa, cui non avrebbe potuto provvedere, in proprio,  il personale medico e paramedico, dal momento che l’ospedale non disponeva, al momento, di una mascherina della misura del paziente. Mastella, che è sindaco, sa bene che, per l’acquisto di beni e servizi, una pubblica amministrazione deve rispettare determinate procedure.
I figli di chi scrive, nei primissimi anni 90, hanno dovuto portare a scuola, il Liceo Classico “Giannone”, 10.000 lire, come gli altri compagni di classe, per l’acquisto e messa in opera di tendine sui finestroni per riparare dal sole le aule sul lato di via Monteforte. Di questo arredo, le aule erano sprovviste, quando l’edificio, ristrutturato dal Comune, guidato allora dal sindaco Pietrantonio, fu restituito alla sua agibilità. 
Giuseppe Di Gioia

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