Ancora tutta da conquistare la parità di genere, nella lectio magistralis di Chiara Saraceno

Non si poteva trovare miglior  docente per parlare della “Ricchezza”, se non la Prof. Chiara Saraceno, che nella lectio magistralis, ”Le donne creano ricchezza invisibile”, ha pienamente centrato l’argomento: le donne sono eroine misconosciute che, pur partecipando in prima persona alla creazione della ricchezza, non ne ricevono alcun merito, né materiale, né spirituale. Qualcuno pensi al lavoro domestico: ebbene alcuni studiosi hanno  provato a monetizzarlo, e sono arrivati al valore di una  cifra, che si aggira intorno ai  3.000 euro, mensili.
E, in fondo, è questo elemento che scaturisce dalle parole di Chiara Saraceno, che noi abbiamo avuto il piacere di ascoltare. Non a caso, infatti, ella è stata nominata dal Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, Grand’ Ufficiale della Repubblica Italiana , nel 2005. L’anno dopo ha insegnato, fino a giugno 2011, presso l’Università di Berlino, mentre, fino al 2008, è stata docente di Sociologia della Famiglia, presso la facoltà di scienze politiche dell’Università di Torino.
Centrale, nella sua esposizione, è stata la considerazione secondo cui il lavoro domestico e familiare non sembra apparentemente avere ricadute significative sul Pil, perché ”sottostimato”, nel senso che  “vale sistematicamente meno, mentre invece la madre svolge un lavoro prezioso sullo sviluppo cognitivo,  molto importante rispetto alla qualità delle cure materne ”.
Da un suo studio, è emerso che le donne occupate in un lavoro fuori casa, dedicano più tempo delle casalinghe ai loro figli, esercitano più “manutenzione nei rapporti sociali”.
Di qui, le statistiche ci dicono che il numero dei nuovi nati è maggiore al Nord  rispetto al Sud, “dove le occasioni di lavoro, sono quantitativamente minori  ed i posti di lavoro sono per lo più occupati dagli uomini. Al Nord le coppie sono più sicure nel mettere al mondo dei figli, quando entrambi i   futuri genitori lavorano; al Sud, invece, hanno a disposizione meno servizi”.
Si  è  posta poi, la Saraceno, una  serie di domande: ”Perché gli uomini che accudiscono i propri figli sono chiamati ‘mammo’?Se un uomo dice alla sua donna ‘Vai a lavorare!’, ”è disposto poi a collaborare per la conduzione della famiglia?”.
Una ulteriore discriminazione nasce, in realtà, nella famiglia, dove le ragazze non sono invogliate ad affrontare studi matematici, o addirittura agrari. Di questo, si è rammaricata la Dirigente  scolastica, Dott.ssa Grazia Pedicini, nel suo intervento, perché ella ha detto: ”Non vedo, da parte delle ragazze, un  grosso interesse per alcuni campi che erano e restano di padronanza dei ragazzi. Nelle attuali ragazze non rintraccio la stessa grinta che abbiamo avuto noi, con la quale abbiamo conquistato tutto quello che abbiamo”.
Non si può non concordare con le perplessità esposte dalla Prof.ssa Pedicini, a cui Chiara Saraceno ha risposto, ripercorrendo gli anni passati, in cui le donne hanno, sì, protestato, ma, pur essendo una minoranza rumorosa, si è dimostrata efficace, in quando si è ritrovata in un momento politicamente favorevole, in cui l’intera società si stava modernizzando. Non per questo, oggi, non vi sono rimostranze: pensiamo alla lotta contro la violenza sulle donne, da cui è nato lo slogan ”Non una di meno”, al lavoro precario che incide sulle scelte riproduttive.  
La Prof.ssa  Saraceno ha, quindi, invitato la famiglia a non scoraggiare le bambine, che voglio scegliere attività diverse da quelle che tradizionalmente sono svolte dalle donne. Solo così si potranno cominciare a gettare le basi per una progressiva parità.
Maria Varricchio

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