L’ineccepibile ragionamento dell’assessore

«Come per la nostra salute (eccezion fatta per chi crede ai maghi) ricorriamo al medico; per gli animali al veterinario, per un’infrastruttura all’ingegnere e per una valutazione della tenuta di un suolo al geologo, per la diagnostica e la certificazione sullo stato di salute dei pini ci siamo avvalsi dei dottori agronomi-forestali, ritenendo quest’ultimi qualificati per l’individuazione delle analisi e delle metodiche da utilizzare per simili indagini e perizie».
Il ragionamento è ineccepibile, bisogna ammetterlo.
Come si suol dire, non fa una piega.
Per problemi di salute ci si reca dal medico.
Possibilmente un buon medico.
Di quelli con molta esperienza, una o più specializzazioni, tanti attestati.
E con un’ottima reputazione.
Sulla quale, magari, ci si è più o meno ampiamente informati.
E per il proprio amato animale da compagnia?
Chi non ha cominciato, avendone necessità, col prendere informazioni sulle capacità dei centri veterinari più prossimi, prima di affidare alle cure di qualcuno l’animale che di solito è considerato parte integrante della famiglia?
Per le infrastrutture e per la tenuta dei suoli, ça va sans dire, un ottimo ingegnere e un altrettanto ottimo geologo sono imprescindibili laddove il fine ultimo è indissociabile dalla ricerca della massima sicurezza.
E, possiamo aggiungere all’ineccepibile ragionamento citato in apertura, chi non ha oculatamente vagliato le capacità, l’esperienza e i titoli del proprio commercialista o avvocato prima di affidargli questioni sovente delicate come quelle per le quali, normalmente, ci si rivolge a tali categorie di professionisti?
Eppure, se fama ed esperienza sono i tratti in base ai quali si propende per un tal medico, veterinario, ingegnere, geologo, commercialista, avvocato o agronomo (e via citando professionisti) piuttosto che per un altro, un dato assolutamente imprescindibile è quello del titolo accademico.
Chi si farebbe curare da un medico senza laurea in medicina – il che equivarrebbe, tra l’altro, ad affidarsi a qualcuno che delinque, commettendo il reato di esercizio abusivo della professione? 
Chi farebbe curare il proprio animale da compagnia da qualcuno che esercitasse la professione di veterinario senza alcun titolo?
E si può anche scommettere, senza troppa paura di andare lontano dal vero, che per ogni figura professionale il ragionamento sarebbe sempre, invariabilmente, lo stesso: esperienza, fama e, prima ancora, titolo accademico.
Per ogni figura professionale, tranne che per la politica.
Tant’è che, spulciando il curriculum di chi ha così inappuntabilmente argomentato il ragionamento riportato in apertura, alla voce Istruzione e formazione, fatta eccezione per un corso di formazione dalla incerta durata (e relativo al solo anno 2008), di un titolo accademico relativo all’esercizio della professione di politico-barra-amministratore, non c’è nemmeno l’ombra.
Se la fama ormai evidentemente precede Gino De Nigris (membro della giunta Mastella con delega alle politiche ambientali, ciclo dei rifiuti, raccolta differenziata, decoro urbano, politiche energetiche e risorse alternative, politiche dell’innovazione, ricerca e sanità, cimitero con riguardo alla programmazione e servizi cimiteriali, rapporti con il Consiglio Comunale) e l’esperienza è di quelle che costringono, nella compilazione del proprio curriculum, a non rispettare il canone alessandrino della brevitas, è francamente difficile comprendere le ragioni in base alle quali tante e tali materie siano state affidate al possessore di un pur rispettabile Diploma di Ragioniere e Perito Commerciale.
A meno di non considerare la politica arte, piuttosto che professione.
E, laddove sia un insindacabile rapporto fiduciario con il primo cittadino alla base della scelta di affidare ad un ragioniere tali e tante materie, rimangono un mistero le ragioni per le quali gli aventi diritto al voto si ostinano a ritenere il possesso di un titolo accademico quantomeno vagamente attinente ad una materia di non propriamente facile accesso quale quella relativa alla pubblica amministrazione – la cui complessità cresce man mano che dall’ambito locale ci si innalza verso quello statale – come un semplice optional.
O addirittura, come il successo elettorale dei due vice-premier italiani dimostra, perfino anche controproducente.
Perché poi rimanga così alto, in Italia, il numero di genitori che auspica per la propria prole la frequentazione delle aule dell’accademia almeno fino al conseguimento del titolo – laddove sembrerebbe più conveniente e produttivo avviare i propri figli, appena dopo il diploma o anche prima, alla più vicina segreteria di partito o sede di movimento –, anche questo rimane un mistero piuttosto fitto.
Riflessioni di metodo a parte, inutile chiedersi se una adeguata manutenzione, allo stesso modo in cui per gli esseri umani una adeguata e costante cura del proprio stato di salute, avrebbe potuto allungare il ciclo di vita dei pini marittimi del Viale degli Atlantici.
D’altronde, più nessuno sembra avvertire la necessità di avere dei buoni, ordinari amministratori-barra-politici.
Preparati, competenti, istruiti. 
E uno straordinario finanziamento europeo fa certo più effetto di un ordinario, noioso elenco di opere di regolare manute.
Massimo Iazzetti

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