Spiegata da Sini e da Casertano la ricchezza in S.Francesco e in Platone

Continua il 5° Festival Filosofico del Sannio, che lo scorso 20 febbraio ha visto la partecipazione di due importanti Professori:  Giovanni Casertano, professore ordinario di Storia della Filosofia Antica, presso il Dipartimento di Filosofia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Napoli ”Federico II”; e Carlo  Sini, docente di Filosofia Teoretica, presso la Facoltà di lettere e Filosofia dell’Università di Milano, già docente di Filosofia della Storia e Storia della filosofia presso l’Università degli Studi de L‘Aquila.
Il primo, in Platone, ha esaminato il concetto di ricchezza ed il secondo in S. Francesco d’ Assise.
Il Prof. Sini ci ha parlato della scelta di povertà fatta da Francesco, che rifiutò gli abiti e gli agi in cui era vissuto fino ad allora, per sposare “Madonna Povertà”. Il suo rifiuto per la ricchezza nacque dalla certezza che essa rappresenta anche una gabbia per l’anima. Il Vangelo recita: ”Guardate gli uccelli del cielo, non seminano, non mietono, eppure il Padre mio che è nei cieli, provvede a loro”. Da qui l’altro grande concetto francescano: l’esistenza della Provvidenza, che permette all’uomo di abbandonarsi a Dio e di essere fiducioso in lui e  comunque allegro.  Infatti, i francescani non si preoccupavano mai del cibo o del vestiario, perché S. Francesco dice: ”Vi è una ricchezza nella povertà e viceversa”. Rifiutò le ricchezze del padre, pur amandolo, perché anche le ricchezze generano ansia, si diventa dipendenti   delle cose. Il Prof. Sini , dunque, in maniera  assolutamente semplice ed eccellente, ha spiegato i valori alla base della vita francescana.  
L’intervento del Prof. Casertano è stato esaustivo e, calato nella nostra immediata realtà, spiegando il pensiero di Platone, ci ha fatto capire quanto esso sia  pienamente attuale.
Egli fu il primo ad affermare l’esistenza delle idee, che l’anima ha contemplato nel mondo dell’iperuranio: maggior  è il numero delle idee che l’anima ha contemplato, più saggio sarà il suo possessore. Alla base di tutto, dice Platone, ci sono le idee. Infatti, noi non  vediamo il “bello” camminare per strada, ma quando diciamo che un oggetto o una persona sono belli, lo diciamo a  seguito del  concetto, dell’idea che abbiamo del bello.
Il suo pensiero è stato espresso in tante opere, ma il Prof. Casertano si è soffermato su due, le più importanti: “La repubblica” e “Le leggi”.
Nella prima, egli ci presenta la città-stato ideale: una città governata dai filosofi, coloro i quali vivono in funzione esclusivamente della società, ben gestita.
La popolazione, ci dice Platone, è organizzata in tre  classi, che rispecchiano i  tre tipi di anima: i filosofi, cui corrisponde l’anima razionale; i guardiani, quella  irascibile; gli artigiani, quella  concupiscibile. Ognuno di essi svolgerà il suo compito in funzione della società. Non bastano solo i governanti, sono necessari anche i guardiani, per la sicurezza della città. Gli artigiani hanno il compito di produrre i beni necessari per la sopravvivenza dei cittadini, della città stessa. Per il bene di quest’ultima, però, solo i filosofi, cioè quelli che amano la conoscenza, hanno amore per la sincerità e dunque una grandezza d’animo notevole. Soltanto essi dunque sono degni di governare, poiché il loro animo è misurato ed armonizzato, pronto sempre a conoscere nuove cose. 
Da qui si capisce come per Platone è necessario una distinzione di compiti, perché ognuno avrà una sua naturale inclinazione, e nessun uomo basta a sé stesso. La ricchezza nasce dal desiderio umano di possedere  sempre nuove cose: è un fenomeno connaturato, legato all’evoluzione della società. La ricchezza comincia a far capolino  quando nell’animo di qualcuno aumentano i bisogni, che in sé non sono malvagi, ma devono essere  regolati dall’educazione e dalla ragione. In ognuno di noi devono essere armonizzati il desiderio del sapere, il desiderio del successo, il desiderio del guadagno. Compito dunque dei governanti è quello di garantire ad ogni cittadino la giusta dose di ricchezza e di sapere. Un monito questo che Platone duemila anni fa ci lasciò e che attende ancora di essere realizzato.
Nel corso dei secoli, trascorsi dalla prima manifestazione del pensiero di Platone, ci rendiamo conto di come, nel mondo, vi siano state tutte queste forme  di governo e non dobbiamo dimenticarne gli effetti, a volte drammatici, a cui hanno portato.
Gli studenti partecipanti hanno posto delle domande ai Professori ed una ragazza ha espressamente chiesto: ”L’economia di mercato, garantisce la ricchezza? Cosa facciamo oggi della ricchezza prodotta?“.
Ed, infatti, il Prof. Casertano ha affermato che siamo in una società in cui vi è un livello di ricchezza mai raggiunto prima, ma essa convive con lo scambio, con le transizioni. Il mondo è divenuto ricco perché  c’è divisione del lavoro. Lo scambio è diventato indispensabile, ma al tempo stesso porta svantaggi: pensiamo ai capitali dei cinesi, che girano il globo, imponendosi e distruggendo contemporaneamente quello che c’era prima del loro arrivo. Il capitale, in realtà, non può essere personalizzato. Esso è di tutti: su cento persone non è possibile che uno sia ricco e gli altri 99 poveri.
Il Prof. Sini, cui è stato chiesto quale sia oggi il ruolo del filosofo sulla politica, ha ricordato che oggi la politica si è sganciata dalla cultura, e qui il Prof., riconosciuto la pertinenza della domanda dello studente,  ha esortato i giovani a risolvere questo problema.  E’ loro, infatti, il compito di risolverlo, rivolgendo così un messaggio di augurio e di speranza alle nostre nuove generazioni. 
Maria Varricchio

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