Continua tra AltraBenevento e Comune la “guerra dell’acqua”

Sembra lontana anni luce la minaccia, ribadita a più riprese, di querela annunciata dal sindaco Mastella nei confronti di Gabriele Corona, che, come presidente di Altrabenevento, l’associazione contro il malaffare,  conduce un attacco senza quartiere nei confronti dell’amministrazione del Comune di Benevento, di cui è dipendente.
Eppure, da quella minaccia sono trascorsi soltanto tre mesi. E che non sarebbe stata sporta querela si era capito allorquando il presidente della Gesesa, Luigi Abbate, e l’ing. Schiavo, un tecnico dell’azienda, hanno partecipato alla conferenza stampa tenuta il 7 dicembre scorso da Altrabenevento, nel bar 14/B, avendo il presidente del consiglio comunale, Luigi De Minico, rifiutato la concessione della sala consiliare, quasi fosse di proprietà sua e del sindaco.
Mastella è aduso a minacciare querele senza poi sporgerle. E’ capitato anche quando minacciò di querela il senatore pentastellato Giovanni Endrizzi, per aver dichiarato, in seguito alla inaugurazione da parte sua di una sala slot in via Ruffilli nel febbraio 2017, che “quella dei Mastella e il gioco d’azzardo è una storia di famiglia”. Il primogenito di Mastella aveva infatti acquistato una quota dell’1% da Sgai srl, senza figurare, però, contrariamente da quanto aveva capito il sindaco, nell’indagine aperta dalla Procura di Palermo a carico di Betting 2000 e quindi di Sgai, della quale facevano parte anche due cognati di Mastella.
A dispetto delle ripetute rassicurazione del sindaco, Altrabenevento non si è mai fermata nel denunciare che l’acqua dei pozzi di campo Mazzone e di Pezzapiana, erogata ai cittadini rispettivamente del rione Libertà  e dei rioni Ferrovia e Centro Storico, è inquinata da tetracloetilene. Infatti, non si è fermata neanche dopo l’8 gennaio, quando hanno avuto avvio i 10 giorni di sospensione di Corona, dal servizio e dal soldo, irrogati da una commissione comunale, su sollecitazione del sindaco, stante quanto ha ribadito Sandra Sandrucci, che nelle more del giudizio di detta commissione, durante e dopo la sospensione di Corona, ha firmato,  e forse firmerà fino al pronunciamento della Magistratura sulla validità della punizione, i comunicati di Altrabenevento  a conferma che l’associazione non si è lasciata intimidire dal sindaco. Mastella, infatti, senza assumersi la responsabilità di un’azione promossa da lui, durante la conferenza stampa di fine anno, aveva detto che egli non si occupa di provvedimenti disciplinari, rispondendo ad una domanda di Antonio Esposito, che gli aveva chiesto perché era stata decretata una sospensione di Corona dal servizio, allora non ancora posta in essere. 
Corona, già vessato il 30 novembre 2016 con il trasferimento dal settore Urbanistica a quello della Polizia Municipale, scrive Sandrucci nel comunicato del 7 gennaio, aveva segnalato, nel mese di agosto scorso, come presidente di Altrabenevento “errori della pubblica amministrazione per gli atti relativi ai servizi cimiteriali ed espresso solidarietà ai disabili del centro E’ bello stare insieme, rimasti senza assistenza”.  E, “nonostante i fatti segnalati siano risultati veri (anche quelli relativi all’uso della ex conigliera per il progetto Sprar) l’amministrazione comunale ha inflitto la trattenuta di un terzo dello stipendio più una multa pari a 4 ore di lavoro (i provvedimenti punitivi infatti si riferiscono a due circostanze – ndr), senza neppure rispondere alle sue precise note difensive”.
Corona si domandava come mai il capo settore che lo aveva deferito per il provvedimento disciplinare, non lo avesse denunciato all’autorità giudiziaria, dal momento, ci domandiamo noi, che è di moda, negli ambienti di Palazzo Mosti, minacciare querele, anche se poi non vengono sporte.
Ma parlavamo dell’inquinamento dell’acqua. Su quest’altro versante, Altrabenevento, il 4 febbraio ha diffuso una nota dell’Arpac, indirizzata, il 15 gennaio scorso, alla Gesesa, alla Regione Campania, alla Provincia di Benevento, all’Asl Bn1 e al Comune di Benevento, con cui la sede di Benevento dell’agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania ha reso note le analisi del campionamento del 2 gennaio, in cui sono stato trovati 1,2 microgrammi/litro di tetracloroetilene, nel pozzo di Pezzapiana, che alimenta il rione Ferrovia e il Centro Storico, e 1,4 microgrammi/litro, in quello di Campo Mazzone, che alimenta il rione Libertà. Queste presenze di tetracloroetilene sono superiori alla soglia dell’1,1 microgrammi/litro, oltre la quale si deve parlare di contaminazione del terreno. Ma, negli ultimi 15 anni, la contaminazione è stata anche di 1,8 microrganismi/litro.
Alla luce di questa comunicazione, “il competente ufficio della Regione Campania, con nota del 5 febbraio, indirizzata all’Arpac, al sindaco di Benevento, alla Gesesa e alla Provincia – recita un comunicato diffuso da Palazzo Mosti del quale è stata data pubblicazione integrale da parte del nostro giornale – ha chiesto all’Ente (Comune di Benevento – ndr) di conoscere la destinazione d’uso dell’area dove sono localizzati i pozzi di Pezzapiana e Campo Mazzone”. In particolare, “all’Arpac ha chiesto di definire in modo inequivocabile  se occorre che la Regione attivi le procedure previste dall’art. 242 del D.Legs 152/06”, cioè di “avviare le procedure per la bonifica dell’area interessata dal fenomeno”. 
Però, il Comune si sente rassicurato, nel suo predetto comunicato, su quanto da esso affermato finora, in quanto “fino ad oggi non sono pervenute dagli enti preposti richieste di attivazione delle procedure” menzionate. Ma Altrabenevento non ci sta. Lo si legge nel comunicato del 7 febbraio, in cui mette in risalto il superamento del predetto limite del 1,1 microrganismi/litro.
Il superamento di questo limite è stato confermato dall’Arpac, il 13  febbraio, “durante la ennesima riunione con il Comune, la Provincia e   l’Asl” , riferisce Altrabenevento nel comunicato del 14 febbraio, dopo aver denunciato il 12 febbraio che “non sono state rinnovate le concessioni per l’emungimento di acqua dai pozzi di Pezzapiana e di Campo Mazzone”.  E, tuttavia, il sindaco, in seguito ad un altro incontro avuto la mattina del 15 febbraio con gli assessori Luigi De Nigris (Ambiente), Mario Pasquariello (Lavori Pubblici), il dirigente Lanzalone, il funzionario Elena Cavuoto, il dirigente Giampaolo Parente e il funzionario Giuseppe Pagliuca della Regione Campania, ha diffuso, lo stesso giorno, un comunicato in cui dice che, “esaminate le risposte pervenute  ieri sia da Gesesa Spa che dall’Arpac”, quest’ultima “ha inequivocabilmente chiarito che l’acqua immessa nell’acquedotto cittadino è potabile”. Di ciò, dà comunicazione anche Il Mattino del 15 gennaio. 
Ma una cosa è la potabilità, la cui soglia, oltre la quale l’acqua non è più potabile, è ben lontana all’1,1 microrganismi/litro, altra cosa è la contaminazione, che comunque costituisce un motivo di preoccupazione per i cittadini dei 3 rioni. Se ne è parlato, infatti, la sera del 15 febbraio, nell’auditorium della parrocchia S.Maria di Costantinopoli, nel corso della prima riunione del comitato per la qualità dell’acqua, promosso dal presidente di Altrabenevento, Grabriele Corona.
In tale sede, Corona ha invitato il Comune a fare una conferenza pubblica, invece di diramare solo comunicati, ed ha chiesto una differenziazione delle tariffe idriche, tra i cittadini approvvigionati da acqua contaminata da tetracloroetilene, che dovrebbero pagare di meno, e quelli della parte alta della città, cui viene erogata l’acqua di ottima qualità del Biferno. Erano presenti anche 2 consiglieri comunali di opposizione: Italo Di Dio, del Pd, ha detto che della contaminazione dei predetti pozzi si dovrà comunque parlare in Consiglio avendo lui presentato una interrogazione in proposito,  mentre la pentastellata Anna Maria Mollica ha informato i presenti del fatto che un dossier è stato consegnato al Ministro dell’Ambiente in occasione della sua recente visita al Parco Geopaleontologico di Pietraroia, in attesa di acquisire dati in Commissione Ambiente, perché siano pubblicati sul sito del Comune. 
Ad avviso, però, del direttore de La Gazzetta di Benevento, un funzionario della Gesesa, dall’assemblea, anche dopo le preoccupazioni manifestate da chi è intervenuto nel dibattito, non sarebbero emersi “elementi che possano smontare inequivocabilmente le continue dichiarazioni tranquillizzanti diramate dal Comune e da Gesesa”. Ma anche se il direttore de La Gazzetta si pone il problema di dove prendere l’acqua per alimentare le condotte, nel caso venissero chiusi i pozzi al fine di avviare le azioni di bonifica richieste da Altrabenevento, questa associazione ha annunciato che il Comitato raccoglierà le firme per chiudere i pozzi e chiedere la fornitura di acqua buona del Biferno, che tuttavia, aggiungiamo noi, è insufficiente, se non  si ricorre, all’approvvigionamento dell’acqua del Serino, come propose Fioretti, un esponente pure di Altrabenevento, nel corso della conferenza stampa del 7 dicembre.
Giuseppe Di Gioia  

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